Apprezziamo il silenzio

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La parola “taciturno” deriva dalla radice tak-, il cui significato è “essere quieto, acquietato, contento”. In sanscrito, tucyati significa “soddisfare”. Stando all’etimologia quindi, il taciturno, al contrario di quello che comunemente si pensa, si trova in una condizione di pacificazione ed è contento perché le sue necessità sono state appagate: chi tace sta bene.

(Tratto da “La felicità del meno” di Maria Chiara Giorda e Sara Hejazi)

Siamo abituati a pensare a silenzio (e solitudine) come ad elementi negativi nella nostra vita: viviamo il silenzio come un vuoto, come qualcosa da riempire.

Quanti di noi accendono la televisione quando soli a casa perché ci faccia compagnia?

Cominciamo invece a guardare al silenzio come ad un prezioso alleato.

Il silenzio ci consente di far riposare la mente e di osservare ciò che ci sta attorno.

Concediamoci ogni giorno almeno 5 minuti di totale silenzio, godendo di questa sensazione di appagamento in cui non abbiamo bisogno di creare rumore per esprimere un bisogno o una mancanza.

Chi non ama pulire i vetri?

pulire i vetri

Per il buddhismo, la trasparenza simboleggia il non attaccamento alle cose terrene.

Avere finestre con i vetri puliti significa vedere ciò che c’è dall’altra parte senza ombre.

Vediamo, guardiamo, comprendiamo e accettiamo il bello che ci circonda.

Spesso però si tratta di un lavoro faticoso che non abbiamo voglia di affrontare. Le nostre giornate sono solo di 24 ore e quella dei vetri ci sembra un’operazione lunghissima.

L’unico trucco allora è quello di ricordarsi che “fatto è meglio di perfetto”: una passata veloce e via….se il vetro non è impeccabaile è comunque meglio di niente.

(e poi godiamoci la bellezza che ci circonda, prima che arrivino le ditate dei nostri bambini ^_^ )

La casa è donna: viziamola

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La nostra casa va amata.

Non serve molto per renderla felice: teniamola pulita, ordinata e cerchiamo di abbellirla (non è necessario spendere tanti soldi, io ho dato colore alla mia cucina con un pannello di legno e dei colori a tempera).

Facciamo un passo indietro; guardiamo la nostra casa come la guarderebbe un possibile acquirente: cosa cambierebbe? Che cosa aggiungerebbe (o toglierebbe)?

La nostra casa è come una donna da corteggiare: coccoliamola e viziamola sempre, ogni giorno.

In cambio, la nostra casa ci donerà pace, serenità ed un nido sicuro per noi e la nostra famiglia.

Acquisire una nuova abitudine

acquisire una nuova abitudine

Una nuova abitudine non è facile da acquisire.

Prima, è necessario attraversare 2 fasi:

  • nella prima, siamo caricati dall’adrenalina, la voglia di fare è a mille e l’entusiasmo ci può portare addirittura a esagerare. In questa prima fase, bisogna stare attenti a non strafare ed a conservare un po’ di energia per la seconda fase;
  • nella seconda fase, l’eccitazione per la novità è passata e noi andiamo avanti sostenuti solo dalla forza di volontà. Si tratta del momento più difficile, in cui è facile mollare e tornare alle nostre vecchie abitudini. Qui saltano fuori tutte le difficoltà che non avevamo previsto inizialmente. Mettiamoci in testa che si tratta solo di una fase di passaggio, stringiamo i denti e non molliamo.
    Se riusciamo a superare questa seconda fase, l’abitudine è nostra, diventa un’azione per noi usuale e la svolgiamo senza più sentirne il peso.

 

Acquisire una nuova abitudine è come correre una maratona: bisogna superare il nostro chilometro di piombo per arrivare al traguardo dell'”immortalità”:

“Ho sempre avuto una fascinazione segreta per quei fachiri in movimento che sono i maratoneti. La loro corsa è un viaggio in cui si incontrano culmini di onnipotenza e strapiombi di disperazione. Chiunque affronti il percorso troverà in agguato un chilometro di piombo, durante il quale i pensieri si appesantiscono assieme alle gambe e la mente si rifiuta di sopportare il dolore: vorrebbe soltanto arenarsi al bordo della strada.

In quel momento il maratoneta decide se ritirarsi o resistere. La crisi lo sovrasta e nessuno in coscienza può dirgli quando finirà. Ma l’atleta fa una scommessa con il proprio destino e rinvia la resa di un metro, di un altro, e poi di un altro ancora: finché le gambre ricominciano a respirare un’aria più leggera.

Tagliato il traguardo, scoprirà che il chilometro di piombo lo ha trasformato. Avendo oltrepassato la morte, è diventato immortale.”

Tratto da “Avrò cura di te” di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini

La tecnica del salame

tecnica del salame

 

Spesso ci lasciamo spaventare da compiti che ci sembrano lunghi e faticosi e così prendiamo l’abitudine a procrastinare.

In questi casi io ricorro alla cosiddetta “tecnica del salame”, ossia suddivido l’impresa apparentemente insormontabile in tanti piccole attività facilmente affrontabili.

Una volta che il mio compito è scomposto in tante belle fettine, ne affronto una alla volta, senza mai preoccuparmi di quella successiva finché non ho terminato quella in corso.

Dopo una cena con gli amici la casa è sottosopra? Ok, intanto penso solo a sparecchiare la sala da pranzo.

Una volta portato tutto in cucina, ci vuole un attimo a buttare tutto in lavastoviglie.

Mentre questa è in funzione, sciacquo tutto ciò che è da lavare a mano.

Tovaglie e tovaglioli li porto nella cesta delle cose da lavare.

Una volta che cucina e sala da pranzo sono sgombre dalla confusione, dò una passata a tavola e pavimento.

Mai farsi spaventare guardando a tutto il lavoro che ci aspetta: preoccupiamoci di smaltirne una fetta alla vota.

E voi? Avete l’abitudine di procrastinare?