E se ci ricasco?

Stiamo combattendo il nostro maiale per raggiungere i nostri obiettivi.

Abbiamo stabilito delle regole per riconoscerlo e abbiamo capito come devono essere queste regole.

Ma cosa succede se ci ricaschiamo?

Faccio un paio di esempi: abbiamo deciso di  non mangiare cioccolata la sera dopo cena e invece ci ricaschiamo e ne ingurgitiamo un’intera tavoletta, sdraiate sul divano a guardare la TV.

Oppure, cambiando ambito, abbiamo stabilito di riordinare la cucina ogni sera, ma non ne abbiamo voglia e lasciamo lì tutto per il giorno dopo.

Il rischio è quello di abbatterci e di demotivarci. Pensiamo di essere delle incapaci e di non essere in grado di seguire le regole che abbiamo stabilito per raggiungere i nostri obiettivi.

Invece, quando perdiamo la retta via perché diamo ascolto al nostro maiale non dobbiamo sentirci in colpa e non dobbiamo considerarlo come un errore.

Anzi, consideriamo il nostro sgarro come un’opportunità per capire cosa è successo!

Dove abbiamo sbagliato? Abbiamo semplicemente ceduto alle richieste ammalianti del nostro maiale? Oppure abbiamo scelto delle regole che per noi non vanno bene (ad esempio perché sono troppo severe)? Oppure le regole che abbiamo stabilito mirano in realtà a un obiettivo di cui non ci importa poi veramente molto?

Quindi, se sgarriamo, fermiamoci un attimo a riflettere, poi diamoci una bella pacca sulle spalle, un bell’abbraccio e domani ripartiamo ❤️‍❤️‍

 

Le regole per raggiungere i propri obiettivi

La settimana scorsa vi ho raccontato di cosa combina il maiale che è nella nostra testa

e di come le regole siano importanti per metterlo a tacere.

Prima di spiegarvi come debbano essere queste regole, faccio però una premessa.

Io vi ho parlato del MIO di maiale, che punta soprattutto a farmi mangiare cibo in grande quantità.

Esistono tuttavia diversi tipi di maiale: c’è quello che ci invita a stare sul divano quando avremmo tutti i mestieri di casa da fare, c’è quello che ci porta allo shopping compulsivo, c’è quello che ci fa saltare i nervi quando i bambini sono irrequieti mentre noi vorremmo essere pacifiche e comprensive.

Insomma, qui non si tratta solo di chili di troppo. Ci sono tante tipologie di maiali contro cui “combattere”, quindi questa teoria si applica davvero a tante situazioni diverse.

Torniamo ora alle regole di cui vi ho accennato nell’ultimo articolo. Ecco allora come devono essere, per essere sicuri di avere successo sul nostro maiale personale:

  • poche: è inutile imporsi mille regole che nemmeno poi ci ricorderemo, meglio poche ma buone. Anzi, meglio ancora è l’idea di introdurne una alla volta;
  • chiare: “bere tanto” non è una regola chiara. Arrivata a sera non so nemmeno io se l’ho rispettata o meno. “Bere 8 bicchieri di acqua al giorno” non lascia spazio ai dubbi: o li ho bevuti o non li ho bevuti;
  • non eccessivamente severe, altrimenti ci demoralizziamo. Piuttosto, possiamo elevare il grado di intensità con il tempo. Ad esempio, possiamo decidere di fare una corsa di 20 minuti 3 volte a settimana per un paio di mesi, poi passiamo a 30 minuti.

 

Ricordatevi soprattutto di focalizzarvi sul processo e non sul traguardo. Mi spiego: il nostro obiettivo non può essere “perdo 2 chili in un mese” perché i traguardi non sempre dipendono solo da noi (potrebbe aumentare la massa muscolare, potrei pesarmi con indumenti addosso di peso diverso, potrebbe dipendere se sono andata o meno in bagno, se ho trattenuto più acqua negli ultimi giorni, ecc.). L’obiettivo deve essere sul processo, sul seguire le regole giorno dopo giorno. I risultati arriveranno di conseguenza, altrimenti pazienza, abbiamo fatto tutto quello che potevamo.

Mi raccomando, se state combattendo contro un maiale che vi ha fatto prendere un po’ troppi chili fate attenzione a scegliere regole dettate dal buon senso (aumentare frutta e verdura, mangiare più lentamente, bere più acqua, fare più attività fisica, ecc.)

Per qualsiasi regola più severa, consultate un medico! Con la salute non si scherza!

 

 

Le regole per riconoscere il maiale

Lunedì vi ho raccontato chi è il maiale.

Oggi vi spiego – sempre secondo il libro “Never Binge Again” – come riconoscere quando è lui che parla.

Quando siamo sul punto di abbuffarci e sentiamo quella voce che dice “dai, un panino con la mortadella in più, cosa vuoi che sia?”, come facciamo a capire che non è semplice fame, ma è il maiale ingordo che ci parla?

Semplicemente stabilendo delle regole.

In un momento tranquillo, in cui non siamo colte da attacchi di fame, stabiliamo delle regole da rispettare.

Ecco alcuni esempi:

  • bevo un bicchiere di acqua prima dei pasti;
  • non faccio il bis di pasta o di pane;
  • mangio pop corn e patatine solo alle feste di compleanno;
  • mangio frutta e/o verdura a ogni pasto;

 

Una volta stabilite le regole, sappiamo che quando le rispettiamo stiamo tenendo il maiale in gabbia. Quando invece le infrangiamo stiamo lasciando che sia il nostro maiale a comandare.

Poco sopra vi ho fatto alcuni esempi di regole, ma lunedì prossimo vi racconterò meglio come scegliere le regole da seguire!

 

 

Mai più abbuffate

Durante dicembre – mese di grandi abbuffate – ho trovato per caso un libricino che mi ha dato parecchi spunti di riflessione.

Il libro è “Never binge again”, che si può tradurre pressapoco con “Mai più abbuffate”.

never binge again

 

La bella notizia è che la versione Kindle su Amazon (per ora) è gratuita, la brutta che esiste solo in inglese.

Non potendo riportare qui tutto quello che spiega l’autore, riassumo semplificando.

Immaginate che la nostra mente sia costituita da 2 parti:

  • una razionale, che fa sempre le cose per bene. Sa cosa è giusto e sano per noi e ha la capacità di attendere le gratificazioni più lontane;
  • una irrazionale, grassa, pigra. Gli interessa solo mangiare e avere la soddisfazione immediata che il cibo (soprattutto quello spazzatura) sa offrire.

Il trucco per smettere di abbuffarsi, sta quindi nel riconoscere quando è questa seconda parte della nostra mente a parlare e ingabbiarla.

L’autore suggerisce di immaginare questa voce che dice “mangiamoci tutto il pacchetto di biscotti, dai”, come un maiale 🐖

Ogni volta che lo accontentiamo diventa più forte e ha sempre più potere su di noi.

Quando invece gli diciamo di no, lo richiudiamo nella sua gabbia e siamo noi ad avere la meglio su di lui.

Quello che mi piace di questo approccio, è il fatto che permette di identificare “esternamente” il colpevole (anche se è solo immaginario), in modo da

  • avere qualcuno contro cui combattere
  • non avere sensi di colpa, perché “io non sono il mio maiale”.

Prima avvertivo l’impulso di abbuffarmi e reagivo senza nemmeno pensarci su, in automatico.

Vedere invece il mio pensiero ossessivo come qualcosa di esterno mi dà il tempo di fermarmi un attimo, osservarlo da fuori e decidere intenzionalmente come reagire. I vecchi comportamenti automatici si interrompono e l’attenzione che pongo verso il maiale funge da freno tra l’impulso a mangiare e la risposta automatica non controllata.

Al mio maiale non interessa la mia salute, il mio benessere, la mia felicità. Lui vuole solo riempirsi di schifezze.

Ma lui non può prendersi il cibo da solo. Soltanto io glielo posso dare e io non gliene do più.

 

E se vi state domandando: “ma come faccio a capire quando è la mia parte buona che parla e quando invece è il maiale?”, ve lo spiego io nel prossimo articolo!! 😊

 

 

Tentativi falliti (ma ce la farò mai?)

Mi è sempre piaciuto fare attività fisica e sento quanto mi faccia bene.

Tuttavia, è da mesi che non mi muovo più.

Mi basterebbe mezz’ora 3/4 volte a settimana, ma non so davvero dove metterle.

La mattina mi sveglio prima dell’alba per fare altro (soprattutto leggere e scrivere).

Dopo il lavoro ci sono i bambini e le pulizie di casa.

La sera seguo il blog e i social network.

Avevo trovato anche un sito con dei video che mi sembravano ben fatti e per un paio di volte ho provato a seguirli tornata dal lavoro, ma non è stata una grande idea.

I bambini chiedono – giustamente – la mia attenzione e la casa se trascurata diventa un delirio.

Rimangono la mattina – ma la voglio dedicare a altro – la pausa pranzo – ma è troppo breve – e la sera, quando però sono troppo stanca e alle 22.30 me ne vado a dormire.

Insomma, forse mi devo solo rassegnare al fatto che in questa fase della mia vita io ho altre priorità. Mi terrò la mia pancetta barilotto con la consapevolezza che sto dedicando il mie tempo e le mie energie a cose più importanti (famiglia, casa, lavoro, studio) 😊