Il meno è più (lo dice anche la scienza)

Sto leggendo un libro, un po’ impegnativo, ma ricco di spunti di riflessione: “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman.

Lui è uno psicologo che ha approfondito in particolare un argomento: come funziona la nostra mente quando operiamo una scelta.

Nel suo libro racconta l’esperimento fatto da un altro psicologo, che aveva messo in vendita (all’asta) 2 serie di figurine:

  1. la prima serie era composta da 10 figurine di grande valore
  2. la seconda serie era composta da 10 figurine di grande valore + 3 figurine di valore medio.

Vedendo le 2 opzioni una vicina all’altra, e potendo dunque fare una scelta razionale, a noi sembra ovvio che la seconda serie – anche se di poco – vale di più, giusto?

Invece, gli acquirenti dell’esperimento potevano vedere solo una serie o l’altra, senza poter fare un paragone.

Il risultato fu che i partecipanti alla ricerca erano disposti a pagare molto di più per la prima serie di figurine!!!

È un risultato paradossale.

Perché succede? Secondo gli psicologi è perché – davanti a un insieme che contiene più cose – la nostra mente fa la media e non la somma!! Quindi, le 3 figurine della seconda serie – avendo un valore mediocre – abbassano il valore dell’intera serie, nonostante siano in più.

Anche la psicologia conferma che il meno è più, quando quel “meno” è di qualità!

Vale anche per la nostra quotidianità: un armadio con 10 abiti che ci piacciono ci fa stare meglio di un armadio con gli stessi 10 abiti più tanti altri che per noi hanno poco valore.

E ora che abbiamo le prove scientifiche, non abbiamo più scuse 😉 .

Non vivremo per sempre (ma ce ne dimentichiamo)

Il tempo ha conseguenze incredibili sul modo in cui percepiamo e viviamo la nostra vita.

Pensiamo a un momento piacevole: magari siamo in spiaggia, un drink in mano, c’è il sole e una fresca brezza. Stiamo bene.

Ma cos’è che ci fa apprezzare davvero questo momento? Il merito è del fatto che siamo consapevoli che è una concessione limitata nel tempo. Cioè, se si dovesse rimanere lì in spiaggia per sempre fino alla fine dei tempi, non sarebbe una noia? Non renderebbe “meno speciale” il fatto di essere lì?

E allora penso: ma non è così anche la nostra vita in fondo? Anche la nostra esistenza è un dono speciale che ci possiamo godere solo per un periodo limitato di tempo.

Perché allora la viviamo trascurandola, come se ci fosse per sempre?

Certo, se mi metto a pensare che tra 3 giorni potrebbe essere la mia ora, non vivrei bene: mi verrebbe l’angoscia. Oppure – all’opposto – perderei la testa e mi darei alla pazza gioia, facendo follie di cui non mi importerebbero le conseguenze.

Ma se mi concentrassi su una via di mezzo? Io ho 38 anni, potrei immaginare un arco di 20 anni che ancora mi restano da vivere (e qui tocco ferro).

20 anni sono 7305 giorni. Domani diventeranno 7304, dopodomani 7303.

Vedere la cifra che cala mette un po’ di pepe addosso, non trovate?

Viene voglia di sfruttare al massimo ogni giornata, anzi, ogni momento.

Perché anche se non ci pensiamo mai – o facciamo finta di dimenticarlo – la realtà è questa: prima o poi il nostro conto arriverà a 0.

Io intanto mi godo l’attimo, l’apprezzo fino in fondo e faccio del mio meglio per vivere il futuro che mi resta senza rimpianti.

Vacanze no-comfort

Nella vita abbiamo tutti bisogno della “coperta di Linus”, che ci offra un’illusoria sensazione di sicurezza.

Anche quando si va in vacanza – soprattutto se come me si è abituati a viaggiare poco (purtroppo) – si cerca una soluzione che offra comfort e certezze.

Ho sempre preferito viaggiare comoda, pensando “lavoro tutto l’anno, mi merito di non avere pensieri per 2 settimane”: quindi sceglievo un camping che fosse direttamente sulla spiaggia (così non dovevo spostarmi), che avesse l’animazione (così non ci si annoia e i bambini hanno attività organizzate anche se piove), che avesse la piscina (che se il mare è brutto…), che avesse un ristorante (nel caso in cui non si abbia voglia di cucinare), che avesse un bel parco giochi (così i bambini sono contenti), ecc. ecc.

Quest’anno abbiamo fatto una scelta diversa, ossia abbiamo optato per una campeggio piccolo e ben curato, in un posto meraviglioso (in Puglia), ma che non aveva quasi nulla di tutto ciò.

Sapete come è andata? Così:

  • abbiamo cambiato spiaggia quasi ogni giorno (che tanto non avevamo quella riservata del campeggio) e abbiamo scoperto luoghi diversi e affascinanti (in foto la cala di Porto Greco, che si raggiunge a piedi seguendo un tortuoso sentiero);
  • abbiamo visitato l’entroterra nei giorni in cui c’era troppo vento per stare in spiaggia (anziché starcene a bordo piscina);
  • con i soldi risparmiati preferendo un campeggio con pochi optional, ci siamo concessi piccoli lussi, come le escursioni in barca lungo la costa;
  • abbiamo trascorso tanto tempo a disegnare, guardare libri, giocare a carte, costruire castelli di sabbia, saltare le onde, esplorare sentieri, studiare mappe e raccogliere sassi e conchiglie: noi siamo stati la nostra animazione;
  • siamo andati alla ricerca di piccoli panifici, per assaggiare il pane, i taralli, la focaccia e i biscotti del posto, incartati così e mangiati in riva al mare.

E sapete cosa penso?

Che vorrei che tutta la vita fosse così, fuori dalla zona di comfort dove tutto è comodo, pronto, sicuro e a portata di mano, ma dove nulla è nuovo, ricco, emozionante e stimolante.

Basta solo il coraggio di superare la paura iniziale.

 

Il flusso dei lavori di casa

Immaginiamo l’insieme dei lavori di casa come un torrente che scorre.

Se il percorso è pieno di ostacoli, fluirà in maniera irregolare, con salti e zone in cui l’acqua ristagna.

Se invece il torrente procede su una superficie piatta e con la giusta inclinazione, tutto scorre via che è una meraviglia.

In casa propria, ognuno dovrebbe sentirsi responsabile di questo torrente, affinché possa viaggiare senza intoppi.

Cosa vuol dire in pratica? Per me significa che ogni volta che c’è un intoppo – ossia che qualcosa non funziona come dovrebbe – è inutile arrabbiarsi con il resto della famiglia o prendersela con se stessi, pensando di non essere in grado di gestire la casa.

Davanti a qualcosa che non funziona, l’unica cosa da fare è fermarsi un attimo, pensare “che cosa non ha funzionato?”, “come posso fare per rimediare?” e trovare il modo di rendere il percorso più scorrevole per il giorno dopo e quello dopo ancora.

Vi faccio alcuni esempi:

  • siete abituate a fare voi la spesa, ma per qualche motivo dovete mandare vostro marito. Naturalmente gli date una lista da seguire. Nella lista c’è scritto di comprare la frutta. Magari è estate, fa caldo, siete in 4 in famiglia, non potrete tornare a fare la spesa prima di una settimana e vostro marito torna con 3 banane 😒. Ecco, prendete nota mentale: la prossima volta, anziché mettere in lista “frutta” scriviamo “1 chilo di pesche e 2 meloni”;
  • la sera prima di andare a dormire, dopo una giornata di scuola, i bambini sono stanchi e non hanno voglia di riordinare. Ogni volta è una litigata. Perché allora non provare a farli riordinare già prima di cena? Dopo mangiato, in attesa di andare a dormire, potranno tirare fuori solo un gioco in scatola o un libro, facili e veloci da rimettere a posto;
  • se non abbiamo mai voglia di svuotare la lavastoviglie, magari è perché la nostra cucina non è ben organizzata e il compito ci sembra troppo faticoso. Facciamo un po’ di decluttering, eliminiamo tutto ciò che non serve e riorganizziamo gli spazi, in modo che ogni cosa poi sia facile da riporre al proprio posto.

Insomma, prendiamo ogni ostacolo come una sfida da risolvere e mettiamo all’opera la nostra logica e la nostra fantasia! Poco alla volta, grazie a tanti piccoli aggiustamenti, in casa scorrerà tutto liscio 😉.

La fatica dell’ultimo sforzo

A volte è difficile fare il primo passo, a volte invece è difficile fare l’ultimo.

Succede anche a voi di passare l’aspirapolvere e poi lasciarlo in mezzo anziché metterlo al suo posto? Oppure di stirare e poi abbandonare gli abiti fatti su una sedia?

Purtroppo è così per alcune persone che conosco…

Fare l’ultimo sforzo finale è solo una questione mentale.

Abbiamo fatto 99, perché non fare 100? Per quanto bene e accuratamente si sia passato l’aspirapolvere, la nostra casa non sarà mai a posto se poi lasciamo le cose in mezzo.

Pensiamo quindi che:

  • se non terminiamo il lavoro ora, ci toccherà farlo comunque dopo;
  • quell’ultimo piccolo passo che ci manca, ci sta togliendo la soddisfazione di osservare un compito ben svolto;
  • il disordine attira disordine: quindi lasciare una cosa in mezza è spesso il preludio per cumuli di confusione che poi dovremo smantellare con estrema fatica.

Quindi, vi ho convinte a fare le cose fino in fondo? 😊