Quel ritornello sempre in testa

Vi capita mai di avere un ritornello nella testa? Continua a suonarvi e risuonarvi nella mente e non se ne vuole andare…

In parte è dovuto alla struttura stessa delle canzoni, che ormai vengono studiate a tavolino per rimanere impresse nella memoria degli ascoltatori.

In parte però, è dovuto anche al cosiddetto “effetto Zeigarnik” secondo il quale, se la nostra mente percepisce di non aver portato a termine un compito, continua a tornarci sopra. Come la lingua che batte là dove il dente duole.

Così, molto spesso un ritornello ci risuona nella testa perché non abbiamo avuto la possibilità di ascoltare la canzone per intero o comunque perché la nostra mente dopo il ritornello non sa come andare avanti. E allora ritorna indietro.

Allo stesso modo – anche se in maniera meno evidente – ci succede per tutti i compiti non portati a termine: una telefonata che non abbiamo fatto, una cosa che ci siamo dimenticati di dire, un lavoro che abbiamo rimandato a domani, ecc. Rimandiamo una cosa e senza volerlo poi continuiamo a pensarci.

La nostra mente ha bisogno di chiudere i cerchi. Meglio dunque portare a termine il prima possibile ogni cosa rimasta incompiuta!!

 

 

Godersi il viaggio

A volte arriviamo a sera stanche dopo aver fatto 1000 cose. Ci guardiamo attorno e ci sembra di non aver ottenuto nulla.

Il problema è che i risultati non arrivano subito. E non arrivano tutti i giorni.

E allora tanto vale non aspettare i risultati per essere felici e soddisfatti.

La nostra gratificazione quotidiana la dobbiamo trovare nella consapevolezza di esserci impegnate e di aver dedicato tempo e energia a ciò che conta veramente per noi ❤️‍

 

“Non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che hai ottenuto, ma dai semi che hai piantato.”

Robert Louis Stevenson

 

 

Scegliere e selezionare

Per millenni abbiamo vissuto in un mondo di risorse scarse.

Tuttavia, negli ultimi decenni i limiti posti dall’ambiente che ci circonda sono stati rimossi: beni materiali, informazioni e stimoli sono ovunque.

Il paradosso – secondo Tony Crabbe nel suo libro Organizza al meglio la tua vita (eNewton Manuali e Guide) – è che ci stiamo comportando ancora come se vivessimo nella scarsità.

Diciamo di sì, arraffiamo e consumiamo tutto ciò che possiamo. Sembra quasi che abbiamo paura di rimanere senza: oggetti, informazioni, impegni,…

La mente umana però non è programmata per reggere questo sovraccarico.

È quindi necessario mettere un freno all’eccesso e sviluppare una cultura dell’abbastanza. Abbiamo sempre a portata di mano di tutto, per ogni possibile esigenza futura: evitiamo quindi di portarci in giro sulle spalle inutili fardelli!

Anche se dire di sì in molti casi è molto più semplice di no, facciamo attenzione a ciò che entra nella nostra vita e impariamo a fare maggiore selezione.

 

Non-organizzare le vacanze

A febbraio solitamente organizzo le vacanze estive.

Ho sempre sentito la necessità di prenotare con largo anticipo un albergo, un campeggio o un villaggio turistico.

L’anno scorso però ho avuto una vacanza leggermente diversa, senza alcun optional: avevo prenotato solo un posto dove dormire e tutto il resto è stato improvvisato. E la verità è che è stata la migliore vacanza di sempre: ogni giorno facevamo una nuova scoperta.

Per questo, quest’anno voglio spingermi ancora più in là. Abbiamo deciso di prendere un furgonato (avete presente quei furgoni con letti e cucina?) e andare all’avventura.

Volendo andare in Sardegna, l’unica cosa che prenoterò – per ovvie ragioni – è il traghetto di andata e ritorno.

Per tutto il resto decideremo giorno per giorno: abbiamo voglia di fermarci in un posto? Ci fermiamo. Abbiamo voglia di spostarci? Ci spostiamo.

Ci faremo indicare zone non troppo turistiche dalla gente del posto e ogni tanto opteremo per le piccole trattorie o i panifici per mangiare.

Ci piace l’idea del furgone rispetto al camper perché è più piccolo e può essere parcheggiato (quasi) ovunque. Ci “obbliga” a portare con noi davvero pochissime cose e quindi ogni volta sarà più facile scaricare, caricare (sedie, tavola, ecc.) e ripartire.

Viaggiare così leggeri ci darà la libertà di decidere ogni cosa al momento.

Sarà una bella lezione anche per i miei figli: spero imparino che – intanto almeno per 2 settimane – si può vivere e stare bene davvero con poco.

In realtà tutta la vita dovrebbe essere così: libera da zavorre, carichi inutili e false ancore di sicurezza. Non è facile lasciare andare: per intanto comincio dalle 2 settimane estive!

La morale della favola è che:

meno “cose” (oggetti, impegni,…) si hanno, meno è necessario organizzare e più si è liberi di vivere.

 

Le conseguenze del mio “lo faccio dopo”

Qualche tempo fa ho dovuto prestare la chiave di casa a mio padre.

Dopo un paio di giorni sono passata da casa dei miei per riprenderla. Avrei potuto riattaccarla subito al mazzo di chiavi e invece ho pensato “lo faccio dopo”.

La mattina dopo, quando ho tirato fuori la chiave della macchina (ero già seduta al volante) ho sentito qualcosa cadere. Ho guardato velocemente tra i miei piedi e non ho visto nulla. Ero in ritardo, dovevo andare al lavoro e ho pensato “guardo meglio dopo”.

La giornata lavorativa poi è stata particolarmente lunga ed è terminata con un corso alle 19.15.

Finito il corso, sono andata di nuovo a casa dei nonni a recuperare i bambini dove li aveva lasciati mio marito dopo scuola perché lui doveva andare fuori città.

Ero stanchissima, la giornata era stata molto pesante, non vedevo l’ora di prendere i bambini e andarmene a casa.

Mentre sto salutando i miei, prendo le chiavi della macchina per ripartire e mi capita in mano anche l’altro mazzo di chiavi, dove mi accorgo che manca la chiave di casa.

Penso così di averla dimenticata a casa e mi rassegno all’idea di trascorrere a casa dei miei una serata estenuante – con i bambini su di giri ed eccitatissimi per l’improvviso cambio di programma – fino a mezzanotte, quando arriva mio marito con le sue chiavi.

Soltanto la mattina dopo, nonostante le poche ore di sonno, mi coglie un barlume di lucidità e mi fa venire in mente che il giorno prima mi era caduto qualcosa dalla tasca. E difatti poi la chiave di casa lo ritrovata lì: sotto il sedile della macchina. In pratica la chiave era sempre stata con me, solo che io non lo sapevo.

Mi sono persa una serata di meritato riposo per colpa mia, per non aver riattaccato subito la chiave al suo mazzo e per non aver poi guardato meglio quando ho sentito qualcosa cadere.

Posso solo imparare la lezione perché non accada più in futuro.