Pubblicità e disordine in casa

La pubblicità che vediamo in televisione e sulle riviste ci trae in inganno: ci fa pensare che per risolvere qualsiasi nostro problema, basta acquistare un prodotto.

Ti annoi? Compra questo! Non ti senti accettato? Compra quello! Vuoi apparire più in forma? Compra quell’altro.

Tuttavia, se vogliamo cambiare una vita di cui non siamo soddisfatti, l’unica soluzione sta nel rimboccarci le maniche e darci da fare: ti annoi? cerca un’attività di volontariato. Non ti senti accettato? fai per primo tu qualcosa di gentile nei confronti dei tuoi vicini di casa. Vuoi apparire più in forma? mangia sano e fai attività fisica.

Troppe volte pensiamo di acquistare la soluzione magica e invece sono solo illusioni. Intanto, le nostre case si riempiono di oggetti inutili di cui poi dobbiamo prenderci cura, spendendo spazio, tempo e energia.

 

Perché siamo così legati alle nostre cose?

Oggi vi lascio la traduzione di un testo di Christian Jarrett, intitolato “Perché siamo così legati alle nostre cose?”.

“Dopo aver visto la rabbia violenta mostrata dai bambini quando gli viene tolto un oggetto che considerano loro, Jean Piaget – un padre fondatore della psicologia infantile – fece una profonda osservazione sulla natura umana: il nostro senso del possesso emerge incredibilmente presto.

Perché siamo così possessivi?

Esiste un fenomeno noto in psicologia come “effetto dotazione”, per cui diamo un valore più alto agli oggetti quando li possediamo.

In una famosa dimostrazione, alcuni studenti dovevano scegliere tra una tazza di caffè o una tavoletta di cioccolato svizzero come premio per aver aiutato nella ricerca. Metà scelsero la tazza e metà il cioccolato. Quindi, sembravano dare lo stesso valore ai due premi.

Ad altri studenti venne data prima una tazza e poi la possibilità di scambiarla per una tavoletta di cioccolato, ma solo l’11% accettò.

Un altro gruppo di studenti ebbe prima il cioccolato e la maggior parte preferì tenerlo invece di scambiarlo.

In altre parole, gli studenti davano maggiore valore al premio ricevuto per primo.

In parte, ciò ha a che fare con la velocità con cui connettiamo il nostro senso dell’io e le cose che consideriamo nostre. Ciò si può vedere anche a livello neurale.

In un esperimento, alcuni neuroscienziati analizzarono il cervello dei partecipanti mentre ponevano vari oggetti in un cestino con la dicitura “mio” o in un altro con la dicitura “di Alex”.

Quando i partecipanti guardavano le cose nel loro cestino, i loro cervelli mostravano più attività in una regione che si accende normalmente quando pensiamo a noi stessi.

Un altro motivo di questo grande attaccamento è che fin dalla giovane età crediamo che le nostre cose siano uniche. Gli psicologi lo hanno dimostrato facendo credere a bambini dai 3 ai 6 anni di aver creato una macchina replicante, in grado di creare copie perfetti di qualsiasi cosa. Quando chiesero di scegliere tra il gioco preferito o una copia apparentemente perfetta, la maggior parte dei bambini scelse l’originale. Addirittura, spesso erano inorriditi all’idea di portare a casa una copia.

Questo pensiero magico riguardo gli oggetti è qualcosa che ci accompagna, anzi persiste nell’età adulta, divenendo più elaborato.

Per esempio, considerate l’alto valore dato agli oggetti posseduti da celebrità. È come se chi li compra credesse che tali oggetti siano in qualche modo imbevuti dell’essenza delle persone famose che li hanno posseduti.

Per ragioni simili, molti di noi sono restii a separarsi da oggetti di famiglia che ci fanno sentire legati ai nostri cari.

Queste credenze possono anche alterare la percezione del mondo fisico e cambiare le nostre prestazioni atletiche.

In un recente studio, ad alcuni partecipanti venne detto che stavano usando una mazza da golf appartenuta al campione Ben Curtis. Durante l’esperimento, percepivano la buca un centimetro più larga rispetto ai partecipanti che usavano una mazza normale e facevano facilmente più buche.

Sebbene il senso della proprietà emerga presto, anche la cultura fa la sua parte. Ad esempio, è stato scoperto da poco che la popolazione Hadza in Tanzania, isolata dalla cultura moderna, non mostra l'”effetto dotazione”. Questo probabilmente perché vivono in una società egualitaria dove si condivide quasi tutto.

All’altro estremo, a volte il nostro attaccamento alle cose va oltre.

Parte della causa del disordine da accumulo è un esagerato senso di responsabilità e protezione verso ciò che si possiede. Ecco perché chi ne soffre trova difficile buttare via qualsiasi cosa.

Osserviamo inoltre come la natura del nostro rapporto con ciò che possediamo cambierà con lo sviluppo delle tecnologie digitali.  Molti hanno previsto la fine dei libri e dei dischi, ma, almeno per ora, ciò sembra prematuro.

Forse ci sarà sempre qualcosa di unico e soddisfacente nell’avere un oggetto tra le mani e chiamarlo proprio.

Qui il video originale:

 

 

Spostarsi leggeri

Ieri ho partecipato a un’escursione attorno al lago di Piné.

Come spesso accade in queste situazioni, arrivata a casa, mi sono resa conto di aver portato con me oggetti che mi hanno appesantito lo zaino per tutto il tragitto e che in realtà non ho nemmeno usato.

Ciò mi ha portato a 2 conclusioni:

  • prendo nota mentale di ciò che serve realmente in questo tipo di escursioni (acqua, crema solare, fazzoletti, un piccolo asciugamano in microfibra) per la prossima volta, in modo da non ripetere lo stesso errore. Con uno zaino più leggero si cammina meglio e ci si diverte di più;
  • ne devo fare una filosofia di vita: perché portarsi dietro e accumulare nelle nostre case così tanti “non si sa mai”? Consumano le nostre energie e non ci permettono di vivere la vita che vorremmo.

Sono un’inguaribile ottimista e sono sicura che la vita mi riserverà tantissime belle cose. Meglio dunque lasciare tanto spazio libero per il nuovo che deve ancora arrivare. Intanto mi godo tutta questa leggerezza. 😊

Non solo space-clearing

Si sente spesso parlare di “space-clearing”, ossia di liberazione e pulizia dello spazio, attraverso la rimozione di tutto ciò che ingombra senza motivo le nostre case.

Ma perché limitarsi allo spazio? Quello è solo un punto di partenza, forse il più facile da cui iniziare perché chiunque può toccarlo con mano.

Tuttavia, ci sono numerosi ambiti in cui possiamo dare una bella ripulita, per avere una vita più serena e felice:

  • tempo: basta alle distrazioni, alle ore inutili trascorse sui social network o richiamati da decine di notifiche di gruppi Whatsapp. Il tempo è poco e va utilizzato in maniera intelligente;
  • energia: bisogna imparare a dire di “no” ai troppi impegni, soprattutto a quelli che sappiamo non ci porteranno da alcuna parte;
  • persone: non dobbiamo per forza essere amici di tutti. Scegliamo di tenerci vicino soltanto le persone che ci fanno stare davvero bene e cominciamo ad allontanare le altre;
  • pensieri: abbandoniamo quelli negativi (rabbia, invidia, gelosia,…) e trasformiamo ogni problema in un’opportunità. Ogni ostacolo che si trova in mezzo al nostro cammino può diventare un perfetto trampolino di lancio. Apprezziamo la nostra vita per quello che è, perché nulla è dovuto o scontato;
  • suoni: siamo troppo spesso in mezzo ai rumori e ce ne sono tanti che possiamo eliminare (come la televisione accesa in sottofondo mentre siamo in casa e stiamo facendo altro). Il silenzio non va percepito come un'”assenza di qualcosa”, piuttosto come un prezioso compagno;
  • alimentazione: molti cibi – seppur buoni – intossicano il nostro organismo, ci succhiamo energie e ci rallentano. Stiamo attenti a quello che mangiamo;
  • abitudini: alcune sono solo dannose. Scegliamone poche, ma sane 😊😊

 

#GuidaCasa: decluttering in cucina

Seguendo la Guida Casa ho cominciato a fare decluttering in cucina.

Vi devo confessare una cosa: non ne avevo voglia.

Per me è un periodo stancante, dove tutto sembra andare un po’ storto. Insomma, uno di quei periodi “no” che succedono ogni tanto.

Tuttavia, sapevo di essermi presa un impegno con voi, quindi ho aspettato che i bambini fossero a letto e ho cominciato a fare un repulisti delle mensole in cucina.

Ho constatao che non era messa poi tanto male e che ci sono voluti solo pochi minuti per eliminare qualche oggetto. Avrei dovuto farlo da mesi, ma chissà perché rimandavo sempre.

decluttering cucina

Non ho avuto bisogno invece di lavorare sul piano della cucina perché è già abbastanza sgombro!

piano cucina

Nonostante la differenza tra il prima e il dopo non sia eclatante, i 10 minuti che ho lavorato hanno avuto su di me un effetto pazzesco:

  • la mia mente – che dopo una serie di giornate colme di eventi negativi era tutto un turbinio di pensieri – si è improvvisamente calmata, come un muscolo che ha corso la maratona di New York e ora è finalmente sotto le mani di un bravo massaggiatore;
  • il pessimismo che mi stavo portando dietro da un po’ di giorni ha lasciato posto all’ottimismo e ho ricominciato a vedere un po’ più in rosa. Per me, elimare un po’ di oggetti dalla mia cucina è stato come fare uscire energie negative dalla mia vita.

Insomma, sono stata proprio contenta di essermi messa all’opera e con solo pochi minuti di lavoro la mia settimana ha assunto tutta un’altra melodia.

Nei prossimi giorni tocca a cassetti e mobiletti (dove ho un po’ più di lavoro da fare), ma sono pronta per metterci mano!

E voi? Ci avete provato? ^_^