La spesa intelligente (secondo D.Loreau)

Fare la spesa è un’arte.

Se la sappiamo fare bene, ci guadagnano la nostra salute, il nostro tempo libero e il nostro portafogli.

Ho amato tantissimo “Il piacere della frugalità” di Dominique Loreau (come del resto ho apprezzato gli altri 2 suoi libri che ho letto: “L’arte della semplicità” più di tutti, “L’arte delle liste” un po’ meno): mette davvero voglia di iniziare finalmente a mangiare sano e nelle giuste quantità.

il piacere della frugalità

L’autrice dedica un capitolo a come fare la spesa in maniera intelligente, perché questo è il primo passo per mangiare bene e in maniera sana. In particolare suggerisce:

  • dare alla qualità la precedenza rispetto a tutto il resto: è vero che i prodotti di qualità hanno un prezzo più alto, ma meglio acquistare pochi prodotti sani e nutrienti, piuttosto di tanti altri alimenti che hanno un prezzo così basso da farci insospettire riguardo al contenuto;
  • scegliere i prodotti in base alla stagionalità: sono meno cari, di qualità migliore e rispettano meglio le necessità del nostro organismo (ad esempio rinfrescano d’estate o scaldano d’inverno);
  • rifornire la dispensa di prodotti di base (farina, pasta, ecc.) e di condimenti (sale, olio, pepe, ecc.) e limitarsi a una o due spese di prodotti freschi alla settimana, magari passando più frequentemente dal fornaio per il pane;
  • essere rigorosi e acquistare solo lo stretto necessario: una dispensa troppo piena rende più impegnativo cucinare (bisogna tirare fuori, spostare, cercare, riordinare, ecc.) e si finisce per scaldare al volo nel forno a microonde un piatto pronto;
  • leggere le etichette prima di comprare un prodotto: più l’elenco degli ingredienti è lungo e meno questi sono naturali;
  • per variare il menù, usare “la regola del 3”: in casa bisogna avere 3 tipi di cereali (ad esempio riso, pasta e farro), 3 tipi di proteine (ad esempio pesce, uova e tofu) e ortaggi di 3 colori diversi. Si può invece tranquillamente abbondare con la frutta!

 

E a proposito di spesa…ricordate il film d’animazione Ratatouille? 😊

 

ratatouille

 

“Chiunque può cucinare, ma solo gli intrepidi possono diventare dei grandi.”

Auguste Gusteau

 

 

Da “impossibile” a “possibile” in 6 passi

Quante volte ci siamo dette “è impossibile” davanti a un sogno che ci piacerebbe realizzare?

Secondo Srinivasan S. Pillay, nel suo libro “La calma in tasca”, è solo questione di rieducare la propria testa.

Se continuiamo a mandare al nostro cervello il messaggio “è impossibile”, lui si convincerà che il cambiamento è irrealizzabile.

Se invece pensiamo che il cambiamento è arduo, ma possibile, allora avremo la sua piena collaborazione.

L’autore ci invita a avvicinarci allo stagno delle nostre paure a poco a poco, immergendo prima le gambe, poi nuotando dove l’acqua è più bassa e solo alla fine tuffandosi dove l’acqua e profonda.

Solo quando saremo fiduciosi e ottimisti riguardo alla nostra capacità di risolvere i problemi che troveremo lungo il nostro cammino, l'”impossibile” diventa “possibile”.

In pratica, per ottenere questo cambio di mentalità, bisogna:

  1. individuare con chiarezza il tipo di cambiamento che vorremmo nella nostra vita;
  2. scoprire quali sono le paure che ci frenano;
  3. per ogni paura, capire come e quanto ci frena;
  4. trasformare l'”impossibile” in “difficile” (ma comunque possibile), attraverso domande del tipo: come posso aggirare questo ostacolo? come posso superare questa paura? se davvero mi succedesse di fallire, come posso rialzarmi?
  5. continuare a ripeterci che è difficile, ma non impossibile, in modo da far arrivare per il bene il messaggio al cervello;
  6. rifare questo esercizio con regolarità e frequenza, ad esempio una decina di minuti tutti i giorni.

È solo questione di prendere confidenza con le nostre paure insomma, fino a addomesticarle come con un animale selvatico.

 

“Il peso che sentiamo nella vita non è legato al carico effettivo dei problemi e delle nostre paure, quanto piuttosto all’attenzione che vi prestiamo.”

Srinivasan S. Pillay

 

possibile

 

 

Quanto chiediamo alle nostre case?

Oggi vi traduco (non proprio alla lettera) alcuni paragrafi del libro “The Art of Home-Making” di Alison May, di cui vi ho parlato spesso.

Chiediamo molto alle nostre case.

Chiediamo loro di essere l’abbraccio di cui abbiamo bisogno a fine giornata, il bacio affettuoso che ci sveglia al mattino, la mano che placa il nostro cuore quando siamo addolorati.

E tanto altro: chiediamo alle nostre case di essere ristoranti, fast food, cinema, chiese, centri benessere e uffici dotati della tecnologia più avanzata.

Chiediamo al cuore pulsante della nostra casa di proteggerci, guidarci, scaldarci e di insegnare ai nostri figli a essere adulti intelligenti e preparati.

Domandiamo tutto questo alle nostre case, ma non siamo in grado di dare loro in cambio ciò di cui hanno bisogno.

Bisognerebbe dare priorità alla funzionalità, all’igiene e alla pulizia, invece che alla frivolezza, facendola diventare la nostra missione personale.

Mettiamo in moto abitudini e rituali che rendano automatiche le cose essenziali, così che la nostra mente sia libera di occuparsi di questioni più elevate.

 

casa dolce casa

 

 

Tutto a posto!

Andando in biblioteca con i miei bambini ho trovato per caso questo libro:

tutto a posto“Tutto a posto! La grande guida per organizzare la vita una volta per tutte” di Lissanne Oliver.

 

Ora, io non credo che questo libro possa cambiare davvero la vita.

In realtà molto consigli contenuti sono già noti. Ma Lissanne ha il merito di averlo scritto molto prima del fenomeno-Konmari (ancora una volta a sottolineare che non ha inventato tutto la Kondo) e offre comunque spunti su cui è interessante fermarsi a riflettere.

Ad esempio, nel capitolo in cui parla delle cianfrusaglie, l’autrice usa questa frase:

“Accumulare significa non essere capaci di scegliere e scegliere è necessario per essere consapevoli di noi stessi.”

 

tutto a posto

Ed è vero. Quando accumuliamo oggetti inutili è perché non sappiamo scegliere

  • tra passato e presente (quando riempiamo la nostra casa di ricordi)
  • tra futuro e presente (quando riempiamo la nostra casa di “non si sa mai”)
  • tra ciò che è importante e ciò che non lo è
  • tra ciò che ci fa stare davvero bene e ciò che ci dà solo una momentanea illusione di felicità (pensiamo a un capo di abbigliamento acquistato perché in super-offerta e poi lasciato a prendere polvere nell’armadio)
  • tra ciò che aiuta a essere la persona che vorremmo diventare e ciò che invece ci fa solo perdere tempo.

 

Quindi, conclude Lisanne:

“La questione è che cosa tenere, non che cosa buttare”

 

 

 

I 12 principi di economia domestica

Ho iniziato da poco a leggere questo libro:

L’autrice racconta come donare bellezza e benessere alla nostra casa in 30 giorni.

Quando avrò terminato la lettura vi elencherò quello che la May ci concisiglia di fare giorno per giorno per un intero mese. Per ora, mi limito a elencarvi quelli che lei chiama “i 12 principi dell’economia domestica“:

  1. sii costante: ci vogliono costanza e azioni ripetute (abitudini) per rendere una casa confortevole;
  2. scegli per la tua casa prodotti realizzati a mano: farai del bene al prossimo e ridurrai l’impatto del consumismo di massa;
  3. stai di più a casa: non scappare dalla tua casa, goditela;
  4. apprezza il silenzio della casa, c’è troppo rumore nel resto del mondo;
  5. sii consapevole del tipo di persona che vuoi essere;
  6. fai della tua salute una priorità;
  7. ogni giorno, regalati qualcosa di speciale;
  8. fai sempre scelte che siano rispettose della natura e dell’ambiente che ci circonda;
  9. cura le relazioni familiari;
  10. sii presente, vivi profondamente ogni momento e prendi consapevolezza di ciò che è importante qui e ora;
  11. invita altre persone a casa tua, perché ogni giorno va festeggiato e condiviso;
  12. trascorri del tempo da sola, per essere semplicemente te stessa.