Le sezioni del mio Bullet Journal

Il Bullet Journal è sempre diviso in più sezioni.

In base alle proprie necessità, ognuno può decidere quali mettere, quali escludere e quali inventarsi di volta in volta.

Queste sono le sezioni con cui ho deciso di iniziare (ma nulla vieta che se ne possano aggiungere di altre con il tempo):

  • la legenda dei simboli: il BuJo fa grande uso dei simboli, quindi ci vuole una legenda che ne ricordi il significato;
  • l’indice, per ritrovare velocemente le varie sezioni all’interno del BuJo (ne consegue che ogni facciata del taccuino va numerata);
  • il calendario dell’anno, per avere uno sguardo d’insieme;
  • il calendario mensile, almeno per i prossimi 3 mesi;
  • il calendario giornaliero;
  • una tabella per l’attività fisica;
  • un calendario della gratitudine;
  • un programma con le pulizie di casa.

In realtà mi sembrano tantissime cose!! Comunque non ho fretta: un passetto alla volta riuscirò a fare tutto! ✌️

 

 

Gli strumenti per il Bullet Journal

Una delle cose che mi piace del Bullet Journal è che non richiede tanti strumenti. Alla fine, quello che serve è soltanto un taccuino e una penna.

Per quanto riguarda il taccuino ho cercato qualcosa che avessi già in casa. Ho preso quindi un taccuino Moleskine dalla copertina rigida e le pagine puntinate. Il formato è un A6: forse sarà un po’ troppo piccolo, ma come dicevo non volevo fare altri acquisti.

taccuino bullet journal

 

Per quanto riguarda la penna invece sono andata un po’ in crisi.

Io amo follemente la penna stilografica con l’inchiostro nero, ma ha lo svantaggio di non essere cancellabile. Mi piace tantissimo anche la matita Perpetua, soprattutto – ho scoperto – per disegnare.

Ho anche una penna Mitama, di quelle cancellabili. Funziona bene come le più famose Frixion, ma costa meno, ha un design più elegante e è più morbida al tatto.

penne bullet journal

Per intanto penso che userò un po’ tutte e tre – a seconda del bisogno e dell’occasione – e poi con il tempo vedrò.

Infine, al momento sto usando altri 2 accessori optional:

  • un righello per tirare le righe dritte (anche se mi affascina l’imperfezione delle righe tirate a mano)
  • una matita gialla per dare un po’ di vivacità al mio BuJo che sarà molto minimal (avendo letto il libro “Il metodo Bullet Journal” associo questo strumento alla coppia di colori nero-giallo, ma non è detto che con il tempo io possa cambiare idea).

 

Per il momento non ho davvero bisogno di altro. Giovedì – con il prossimo post – inizierò con il primo vero passo per impostare il mio Bullet Journal!

 

Produttività, mindfulness e intenzionalità con il Bullet Journal

Vi ho raccontato i 10 motivi per tenere un Bullet Journal secondo il suo ideatore Ryder Carroll.

Tutti questi risultati si raggiungono grazie al fatto che il Bullet Journal permette di lavorare su 3 aspetti fondamentali per la qualità della nostra vita:

  1. produttività: siamo tartassati da un flusso continuo di informazioni (spesso anche distorte). Prendendoci cura del nostro BuJo mettiamo in pausa questa continua ondata e iniziamo a fare chiarezza. In questo modo individuiamo le nostre priorità e ci concentriamo su di esse per poterle raggiungere;
  2. mindfulness: ciò che conta non è l’obiettivo a cui vogliamo arrivare, ma il viaggio che facciamo per cercare di raggiungerlo. Grazie al BuJo capiamo a che punto siamo rispetto al nostro viaggio e in che direzione stiamo andando. Scrivere a mano su carta riporta la nostra mente al qui e ora: solo così ci rendiamo conto di cosa sta succedendo dentro di noi e attorno a noi;
  3. intenzionalità: vi è mai successo di avere delle convinzioni (“devo tenere la casa sempre in ordine” ad esempio), ma poi comportarvi in tutt’altro modo? Questo è perché abbiamo la tendenza a seguire la strada meno faticosa (quindi a sdraiarci sul divano anziché riordinare casa) anche se ci allontana da ciò a cui teniamo. Il BuJo invece ci aiuta a riallineare le nostre convinzioni con le nostre azioni.

 

Io non vedo l’ora di ottenere tutti questi risultati. E non avendo ancora ben capito da che parte partire, comincio segnandomi le frasi di Carroll che più mi piacciono 😊

 

metodo bullet journal(1)

 

 

 

 

 

10 motivi per usare il Bullet Journal

Come vi avevo anticipato a inizio gennaio, voglio imparare a usare il Bullet Journal.

Babbo Natale mi ha portato il libro “Il metodo Bullet Journal” scritto dall’ideatore del metodo – Ryder Carroll – e quindi il mio studio non poteva che partire da lì.

il metodo bullet journal

Solitamente, io preferisco farmi regalare gli e-book, ma in questo caso ho voluto la versione cartacea per poter sottolineare e prendere appunti.

Ho letto attentamente e mi sono segnata le cose più importanti sullo stesso taccuino che poi sarebbe diventato il mio primo bujo.

Il taccuino in realtà è durato pochissimo, meno di 2 mesi, visto che poi me l’hanno rubato.

Comunque non mi sono persa d’animo. Ho preso un altro taccuino (sono un’accumulatrice compulsiva e in casa mia non mancano mai) e ho ricominciato.

metodo bullet journal

 

Ecco quindi a cosa serve il metodo secondo Carroll:

  1. ad avere – in unico supporto – agenda, diario, lista delle cose da fare e blocco da disegno;
  2. a sgomberare e organizzare la mente, diventando così meno distratti e meno sopraffatti;
  3. a dare chiarezza, concentrazione e direzione alle nostre giornate;
  4. a individuare ciò che conta davvero e a concentrarsi su di esso;
  5. a coltivare un’idea più precisa della nostra identità, prestando attenzione a ciò che ci colpisce e risveglia il nostro interesse;
  6. a non farci distrarre dal flusso ininterrotto dei mass media, che ci forniscono dei modelli distorti a cui aspirare;
  7. a agire in linea con i propri principi;
  8. a diventare più innovativi, creativi e presenti a noi stessi;
  9. a lavorare di più e in maniera più intelligente;
  10. a imparare dalle esperienze passate.

 

Per la mia esperienza passata, molti di questi risultati si ottengono anche con la tradizionale agenda, ma visto che il Bullet Journal ha tutto questo successo, voglio approfondire ulteriormente la tecnica e provare a metterla in pratica.

Nel prossimo articolo, vi racconto in meglio cosa di ottiene con il BuJo in termini di produttività, mindfulness e intenzionalità!

 

Mai più abbuffate

Durante dicembre – mese di grandi abbuffate – ho trovato per caso un libricino che mi ha dato parecchi spunti di riflessione.

Il libro è “Never binge again”, che si può tradurre pressapoco con “Mai più abbuffate”.

never binge again

 

La bella notizia è che la versione Kindle su Amazon (per ora) è gratuita, la brutta che esiste solo in inglese.

Non potendo riportare qui tutto quello che spiega l’autore, riassumo semplificando.

Immaginate che la nostra mente sia costituita da 2 parti:

  • una razionale, che fa sempre le cose per bene. Sa cosa è giusto e sano per noi e ha la capacità di attendere le gratificazioni più lontane;
  • una irrazionale, grassa, pigra. Gli interessa solo mangiare e avere la soddisfazione immediata che il cibo (soprattutto quello spazzatura) sa offrire.

Il trucco per smettere di abbuffarsi, sta quindi nel riconoscere quando è questa seconda parte della nostra mente a parlare e ingabbiarla.

L’autore suggerisce di immaginare questa voce che dice “mangiamoci tutto il pacchetto di biscotti, dai”, come un maiale 🐖

Ogni volta che lo accontentiamo diventa più forte e ha sempre più potere su di noi.

Quando invece gli diciamo di no, lo richiudiamo nella sua gabbia e siamo noi ad avere la meglio su di lui.

Quello che mi piace di questo approccio, è il fatto che permette di identificare “esternamente” il colpevole (anche se è solo immaginario), in modo da

  • avere qualcuno contro cui combattere
  • non avere sensi di colpa, perché “io non sono il mio maiale”.

Prima avvertivo l’impulso di abbuffarmi e reagivo senza nemmeno pensarci su, in automatico.

Vedere invece il mio pensiero ossessivo come qualcosa di esterno mi dà il tempo di fermarmi un attimo, osservarlo da fuori e decidere intenzionalmente come reagire. I vecchi comportamenti automatici si interrompono e l’attenzione che pongo verso il maiale funge da freno tra l’impulso a mangiare e la risposta automatica non controllata.

Al mio maiale non interessa la mia salute, il mio benessere, la mia felicità. Lui vuole solo riempirsi di schifezze.

Ma lui non può prendersi il cibo da solo. Soltanto io glielo posso dare e io non gliene do più.

 

E se vi state domandando: “ma come faccio a capire quando è la mia parte buona che parla e quando invece è il maiale?”, ve lo spiego io nel prossimo articolo!! 😊