Il 2° anno del mio diario dei 5 anni

L’1 gennaio 2018 ho cominciato il mio diario dei 5 anni.

Sono sempre riuscita a rimanere costante durante il 2018 e scrivere qualcosa tutti i giorni.

Ora, nel 2019, ogni giorno rileggo quello che ho scritto esattamente un anno prima.

Ripensando al 2018, mi sembra di non aver combinato nulla e di non aver mosso alcun passo verso i miei obiettivi.

Invece, rileggendo, mi rendo conto di avere fatti progressi anche se in piccoli passi quasi impercettibili.

Alcuni traguardi che ora do per scontati, un anno fa non lo erano affatto.

Sono anch’io vittima del cosiddetto “adattamento edonistico”: appena ottengo una cosa (materiale o immateriale) nuova le do un sacco di valore e sono felice. Poi mi ci abituo, la novità diventa quotidianità e desidero altro, poi altro ancora.

“La nostra mente ha una certa tendenza a focalizzare l’attenzione su quello che manca, sulle fonti di insoddisfazione, mentre ci soffermiamo poco a riflettere sulle cose che ci danno gioia.”

Marina Innorta – La rana bollita

 

Come vi ho accennato nel post scorso, vorrei iniziare a tenere un bullet journal: sicuramente ci metterò un diario della gratitudine per tenere bene a mente le cose belle che ogni giornata mi regala ❤️‍❤️‍

 

il domani non è promesso a nessuno

 

 

Imparare una cosa alla volta

Sto imparando tante cose dai miei figli e dai loro caratteri, per alcuni versi così simili a quelli di noi genitori, per altri così diversi.

Una cosa che adoro di mia figlia è la sua cocciutaggine quando si mette in testa di imparare una cosa nuova.

Ha in mente solo quella finché non impara.

Ad esempio, quest’estate ha deciso che voleva imparare a fare la ruota. Ci provava al parco, ci provava in casa, al mare, in montagna, ovunque fossimo.

Finché ha imparato.

Iniziata la scuola (la prima elementare) ha deciso che voleva imparare a leggere. Non soltanto le letterine una alla volta come le stanno insegnando a scuola. Lei vuole saper leggere bene come suo fratello maggiore. E allora legge tutto. Legge libri, legge la scatola della pasta, legge i post-it che lascio in giro, legge gli ingredienti del bagnoschiuma, legge le etichette dei vestiti… 😅

E il fatto è che ha ragione lei.

Non come faccio io che vorrei imparare mille cose alla volta 😱

Per il 2019 ho deciso che imparo a tenere il bullet journal. Mi dedicherò a questa cosa finché non l’avrò capita per bene.

Vorrei usarlo come mezzo per programmare il raggiungimento dei miei obiettivi. Studierò e vi terrò aggiornate 😊

 

 

 

La spesa intelligente (secondo D.Loreau)

Fare la spesa è un’arte.

Se la sappiamo fare bene, ci guadagnano la nostra salute, il nostro tempo libero e il nostro portafogli.

Ho amato tantissimo “Il piacere della frugalità” di Dominique Loreau (come del resto ho apprezzato gli altri 2 suoi libri che ho letto: “L’arte della semplicità” più di tutti, “L’arte delle liste” un po’ meno): mette davvero voglia di iniziare finalmente a mangiare sano e nelle giuste quantità.

il piacere della frugalità

L’autrice dedica un capitolo a come fare la spesa in maniera intelligente, perché questo è il primo passo per mangiare bene e in maniera sana. In particolare suggerisce:

  • dare alla qualità la precedenza rispetto a tutto il resto: è vero che i prodotti di qualità hanno un prezzo più alto, ma meglio acquistare pochi prodotti sani e nutrienti, piuttosto di tanti altri alimenti che hanno un prezzo così basso da farci insospettire riguardo al contenuto;
  • scegliere i prodotti in base alla stagionalità: sono meno cari, di qualità migliore e rispettano meglio le necessità del nostro organismo (ad esempio rinfrescano d’estate o scaldano d’inverno);
  • rifornire la dispensa di prodotti di base (farina, pasta, ecc.) e di condimenti (sale, olio, pepe, ecc.) e limitarsi a una o due spese di prodotti freschi alla settimana, magari passando più frequentemente dal fornaio per il pane;
  • essere rigorosi e acquistare solo lo stretto necessario: una dispensa troppo piena rende più impegnativo cucinare (bisogna tirare fuori, spostare, cercare, riordinare, ecc.) e si finisce per scaldare al volo nel forno a microonde un piatto pronto;
  • leggere le etichette prima di comprare un prodotto: più l’elenco degli ingredienti è lungo e meno questi sono naturali;
  • per variare il menù, usare “la regola del 3”: in casa bisogna avere 3 tipi di cereali (ad esempio riso, pasta e farro), 3 tipi di proteine (ad esempio pesce, uova e tofu) e ortaggi di 3 colori diversi. Si può invece tranquillamente abbondare con la frutta!

 

E a proposito di spesa…ricordate il film d’animazione Ratatouille? 😊

 

ratatouille

 

“Chiunque può cucinare, ma solo gli intrepidi possono diventare dei grandi.”

Auguste Gusteau

 

 

Da “impossibile” a “possibile” in 6 passi

Quante volte ci siamo dette “è impossibile” davanti a un sogno che ci piacerebbe realizzare?

Secondo Srinivasan S. Pillay, nel suo libro “La calma in tasca”, è solo questione di rieducare la propria testa.

Se continuiamo a mandare al nostro cervello il messaggio “è impossibile”, lui si convincerà che il cambiamento è irrealizzabile.

Se invece pensiamo che il cambiamento è arduo, ma possibile, allora avremo la sua piena collaborazione.

L’autore ci invita a avvicinarci allo stagno delle nostre paure a poco a poco, immergendo prima le gambe, poi nuotando dove l’acqua è più bassa e solo alla fine tuffandosi dove l’acqua e profonda.

Solo quando saremo fiduciosi e ottimisti riguardo alla nostra capacità di risolvere i problemi che troveremo lungo il nostro cammino, l'”impossibile” diventa “possibile”.

In pratica, per ottenere questo cambio di mentalità, bisogna:

  1. individuare con chiarezza il tipo di cambiamento che vorremmo nella nostra vita;
  2. scoprire quali sono le paure che ci frenano;
  3. per ogni paura, capire come e quanto ci frena;
  4. trasformare l'”impossibile” in “difficile” (ma comunque possibile), attraverso domande del tipo: come posso aggirare questo ostacolo? come posso superare questa paura? se davvero mi succedesse di fallire, come posso rialzarmi?
  5. continuare a ripeterci che è difficile, ma non impossibile, in modo da far arrivare per il bene il messaggio al cervello;
  6. rifare questo esercizio con regolarità e frequenza, ad esempio una decina di minuti tutti i giorni.

È solo questione di prendere confidenza con le nostre paure insomma, fino a addomesticarle come con un animale selvatico.

 

“Il peso che sentiamo nella vita non è legato al carico effettivo dei problemi e delle nostre paure, quanto piuttosto all’attenzione che vi prestiamo.”

Srinivasan S. Pillay

 

possibile

 

 

Quanto chiediamo alle nostre case?

Oggi vi traduco (non proprio alla lettera) alcuni paragrafi del libro “The Art of Home-Making” di Alison May, di cui vi ho parlato spesso.

Chiediamo molto alle nostre case.

Chiediamo loro di essere l’abbraccio di cui abbiamo bisogno a fine giornata, il bacio affettuoso che ci sveglia al mattino, la mano che placa il nostro cuore quando siamo addolorati.

E tanto altro: chiediamo alle nostre case di essere ristoranti, fast food, cinema, chiese, centri benessere e uffici dotati della tecnologia più avanzata.

Chiediamo al cuore pulsante della nostra casa di proteggerci, guidarci, scaldarci e di insegnare ai nostri figli a essere adulti intelligenti e preparati.

Domandiamo tutto questo alle nostre case, ma non siamo in grado di dare loro in cambio ciò di cui hanno bisogno.

Bisognerebbe dare priorità alla funzionalità, all’igiene e alla pulizia, invece che alla frivolezza, facendola diventare la nostra missione personale.

Mettiamo in moto abitudini e rituali che rendano automatiche le cose essenziali, così che la nostra mente sia libera di occuparsi di questioni più elevate.

 

casa dolce casa