La mia scrivania

Ta-dàààà, e finalmente ho una scrivania!

Ho trascorso gli ultimi mesi girando da una filiale all’altra, in sostituzione di colleghi assenti, ma da adesso ho nuovamente un posto.

Questo periodo in giro mi ha insegnato principalmente 2 cose:

  1. anche quando le procedure dovrebbero essere uguali per tutti, esistono diversi modi di lavorare. Per me è stata quindi una fortuna poter osservare gli altri colleghi al lavoro per “rubare” tutto ciò che funzionava al meglio dal punto di vista operativo;
  2. cambiare filiale quasi ogni giorno implicava ogni volta un piccolo trasloco. All’inizio mi spostavo da un posto all’altro con una borsa di appunti, poi con il tempo ho imparato a ridurre l’essenziale in una piccola agendina.

Premesso quindi che sono stata contenta di questa fase in cui ero addetta alle sostituzioni, ora sono super-contenta di avere una scrivania tutta per me.

Lavorare in mezzo alle cose degli altri non è semplice, soprattutto per me che amo molto lo stile minimalista.

La prima cosa che ho fatto quindi, quando me ne sono impossessata, è stato ridurre all’osso tutto ciò che c’è sopra e riorganizzarla (in realtà non c’è voluto molto, perché Paola, la collega che la occupava prima di me, me l’ha lasciata in ottime condizioni).

Adesso – anche se comunque non sarò sempre seduta lì, perché ancora ogni tanto dovrò sostituire i colleghi all’interno della stessa filiale – sento di avere una base di appoggio, un angolino tutto per me.

Con solo l’essenziale a portata di mano, la mente rimane più concentrata sul proprio lavoro e tutto scorre più facilmente 😊 

 

 

 

Amare se stessi

Spesso ci lamentiamo perché il resto della famiglia non apprezza ciò che facciamo ogni giorno per loro.

Ma noi invece lo apprezziamo?

Io da questa sera proverò un nuovo “esercizio”, come suggerito nel libro Il codice della mente straordinaria di V. Lakhiani.

L’autore consiglia di pensare ogni sera a una nostra qualità o a un’azione che ci hanno reso orgogliose di noi. Se in quel momento non c’era nessuno a notare o a apprezzare ciò che abbiamo fatto, i complimenti ce li facciamo da sole.

Tutte noi abbiamo una bambina interiore che ha continuamente bisogno di sentirsi amata e coccolata. E chi meglio di noi può farlo? ❤️‍

Non diamo per scontate tante piccole cose che portiamo a termine tutti i giorni: lavare i piatti, incastrare tutti gli impegni nell’arco di una giornata, prendersi cura di un bimbo ammalato o impiegare il doppio del tempo a pulire una cucina perché abbiamo preparato una torta insieme ai nostri bambini.

Siamo straordinarie nella nostra quotidianità, ma troppo spesso che ne dimentichiamo. Ringraziamoci ogni sera per la persona meravigliosa che siamo e per tutto ciò che abbiamo fatto. ❤️‍

Passato e presente

Oggi vi vorrei parlare di un altro libro che ho appena terminato di leggere: Breve storia del mondo di Ernst H.Gombrich.

Sentivo la voglia e la necessità di scegliere un testo che parlasse di storia (dalla preistoria agli anni ’90), perché mi ritengo profondamente ignorante in materia (naturalmente l’ho studiata a scuola, ma non ne ricordo quasi nulla).

Vi svelo però un segreto: ho barato e ho scelto la via più facile. Infatti, in realtà si tratta di un libro per bambini/ragazzi che racconta la storia dell’umanità proprio come se fosse un romanzo appassionante e non il solito libro di testo farcito di nozioni e date.

È anche piuttosto breve e sicuramente non regala molti approfondimenti, ma per me è stato il libro ideale per un bel ripasso.

Leggendo questo libro ho capito che conoscere la storia è davvero fondamentale per interpretare tanti fenomeni del presente.

Tuttavia – per quanto si possa capire il presente – è difficile giudicarlo. È solo con il senno di poi che si può determinare se un evento sia stata una cosa “buona” o “cattiva” per l’umanità.

E questo non vale solo per la storia dell’umanità, ma anche per la nostra storia personale.

Un imprevisto che sembra rovinarci la giornata, può rivelarsi una piacevole sorpresa!

Quindi, prendiamo quello che la vita ci riserva senza giudicarlo come “buono” o “cattivo”. Viviamo il momento facendo sempre del nostro meglio e cogliendo l’attimo. Altrimenti il rischio è quello di passare tutta una vita rimpiangendo i bei tempi di una volta, senza averli mai vissuti veramente.

Fare per gli altri

Questo fine settimana ero senza mio marito: da venerdì a domenica ero da sola con i bambini.

In questi 2 giorni, io non avevo assolutamente voglia di fare nulla. Avrei trascorso beatamente il fine settimana sul divano con in mano un sacchetto di patatine 😜

Se ho mantenuto un minimo di dignità è stato solo perché c’erano i bambini e quindi ho tenuto un po’ pulito, ognuno ha rifatto il proprio letto e ho cucinato qualcosa (ma nulla che richiedesse più di 10 minuti).

Se non ci fossero stati loro non avrei fatto nemmeno quello.

Però ho riflettuto e ho capito che non sarebbe un modo di vivere di cui andare fiera: starsene a non far nulla, mentre la casa va a rotoli e mangiando cibo spazzatura.

Quindi – visto che a quanto pare non sono capace di stare attiva per me stessa – sono grata di avere una famiglia per cui poterlo fare ❤️‍.

Questo fine settimana mi ha ricordato quanto sia gratificante e motivante fare qualcosa per gli altri. Purtroppo, nella nostra quotidianità vediamo solo il lato stancante e monotono della cosa e ce ne dimentichiamo.

 

Ripensare le nostre abitudini

Vi parlo spesso di quanto siano importanti le nostre abitudini, perché ci fanno risparmiare tempo e energie mentali.

Nelle nostre giornate diventano degli automatismi così rodati che procediamo senza nemmeno accorgercene.

Tuttavia, periodicamente è bene fare una revisione. Vi siete mai fermate a pensare alle vostre abitudini? A quando e perché sono nate?

Se la nostra vita cambia, le nostre abitudini – per continuare a essere uno strumento utile – devono cambiare insieme a noi.

Per esempio, fino a qualche anno, dopo cena o io o mio marito stavamo in soggiorno con i bambini, mentre l’altro sparecchiava e riordinava la cucina.

Potevamo andare avanti così per inerzia, ma un giorno mi sono resa conto che non erano più dei neonati: così ora si sta in cucina tutti insieme e ci si aiuta. Le prime volte, mi guardavano come se parlassi arabo, ma ora anche questa è diventata un’abitudine 😊.