La bacheca dei sogni

M.Gillingham-Ryan in “Apartment Therapy” lo chiama “Vassoio dello Stile”.

R.S.Sharma ne “Il monaco che vendette la sua Ferrari” lo chiama “Libro dei Sogni”.

Il concetto però è molto simile.

Quando decidiamo di avviare un nuovo progetto o acquisire una nuova abitudine, dobbiamo assicurarci di avere i giusti stimoli per andare avanti anche quando la fase iniziale – in cui è l’adrenalina a fare da motore – sarà terminata.

Un modo per farlo, è quello di mettere i propri propositi per iscritto, per renderlo più reale. Non solo, procuriamoci anche un cartellone bianco, un quaderno o una vecchia agenda e raccogliamo tutto ciò che ci possa essere d’aiuto: immagini, frasi motivazionali, desideri, buoni propositi. Chi è più tecnologico può utilizzare Pinterest o Evernote.

Se desideriamo arredare una stanza, cerchiamo sulle riviste foto che possano farci da guida. Se vogliamo cominciare a correre, troviamo immagini di ragazze con un fisico sano. Se aspiriamo a fare ordine in casa, incolliamo al nostro quaderno fotografie di appartamenti puliti ed organizzati.

Le immagini così selezionate saranno le nostre linee guida.

Io ad esempio, ho usato questo stratagemma quando ho arredato il nostro soggiorno e per me è stata una vera salvezza (anche perché non ho molto gusto in fatto di design).

Il prossimo progetto a cui mi devo dedicare è la sistemazione della lavanderia….e voi? Cosa vorreste appendere in una bacheca dei sogni?

Perché i militari rifanno i letti ogni mattina?

Oggi vi voglio lasciare il discorso dell’ammiraglio W.H.McRaven (in fondo al post troverete il video originale) sull’importanza di un letto rifatto ogni mattina.

“Durante l’addestramento nella Marina Militare degli Stati Uniti, ogni mattina i miei istruttori – tutti reduci del Vietnam – si presentavano nella mia stanza in caserma e la prima cosa che facevano era ispezionare il mio letto.

Per essere fatto bene, gli angoli dovevano essere quadrati, le lenzuola ben tirate, il cuscino perfettamente centrato sotto la testata e la coperta piegata in maniera ordinata in fondo al letto.

Era un compito semplice – perfino banale – ma ogni mattina ci veniva richiesto di rifare il nostro letto in maniera impeccabile. All’epoca ci sembrava una richiesta ridicola, soprattutto dato che noi aspiravamo ad essere veri guerrieri, soldati pronti alla battaglia.

Tuttavia, ho avuto modo di constatare la saggezza di questo semplice atto più e più volte.

Se rifai il letto ogni mattina, avrai portato a termine il primo compito della giornata. Ciò ti donerà un piccolo senso di orgoglio e ti darà la forza di svolgere un altro compito e poi un altro e poi un altro e poi un altro. E alla fine della giornata, questo compito completato si trasformerà in molti compiti completati.

Rifare il letto ti servirà inoltre a capire che nella vita anche le piccole cose sono importanti: se non riesci a fare bene le piccole cose, non sarai mai in grado di fare bene quelle grandi.

E se per caso hai una brutta giornata, arriverai a casa e troverai un letto rifatto. Che tu hai rifatto. Ed un letto rifatto ti dà la speranza che il domani possa essere migliore.

Quindi, se vuoi cambiare il mondo, comincia rifacendo il tuo letto.

Il piacere dei mestieri di casa

Troppo spesso viviamo i mestieri di casa come una scocciatura. Stiamo stirando e pensiamo a quanto vorremmo essere da tutt’altra parte, oppure puliamo i pavimenti e invece vorremmo fare qualcos’altro di più piacevole ed interessante.

Da un po’ di tempo però, sto provando ad applicare la strategia contraria: invece di cercare di farmi passare il tempo pensando ad altro mentre pulisco e riordino, sto molto concentrata su ciò che sto facendo.

Mi focalizzo sui dettagli, sulle sensazioni, su ciò che percepisco: assaporo colori e profumi mentre cucino, mi godo la morbidezza dei tessuti mentre piego i panni, gioisco della sensazione di pulito mentre lavo i pavimenti.

Ciò non significa che passo la giornata a fare i mestieri di casa e tutto il resto non mi interessa più (anzi, di sicuro cerco di portali a termine piuttosto velocemente). Ritengo solo che i mestieri di casa vadano fatti e quindi tanto vale prenderne il bello.

I Buddhisti chiamano questa pratica “mindfulness” (applicata alla vita di tutti i giorni, non solo ai mestieri, eh) e a quanto pare è la via verso la felicità: dunque perché non provare?

Non siamo sole

Non facciamoci ingannare dalle immagini che troviamo su Pinterest, o dai post che leggiamo nei blog. La vita degli altri non è perfetta.

Attraverso Internet ed i social, persone reali – protette da uno scudo virtuale – ci mostrano soltanto ciò che vogliono farci vedere. Non è vita vera, ma la sua versione filtrata e photoshoppata.

In rete troviamo cucine sempre in ordine e case perfette. Poi stacchiamo gli occhi dal monitor, guardiamo quello che ci sta attorno e la vista di una stanza “normale” ci fa sentire un po’ inferiori.

Quindi sì, prendiamo ispirazione dalle foto che troviamo online o dai racconti di chi sembra avere una vita sempre impeccabile, ma ricordiamoci che ogni vita ha il proprio lato più oscuro.

Qualche anno fa, mentre cercavo di uscire dal caos della mia vita disorganizzata, ho avuto la fortuna di incontrare donne speciali, che senza vergogna hanno ammesso di trovarsi nella mia stessa situazione. Per me è stata la vera salvezza. Non mi sentivo più sola, l’unica incapace di gestire una casa ed una famiglia.

Da allora, ho capito che quello che mi mancava non erano le capacità, ma soltanto il metodo giusto. Chiunque può farcela. Se in questo momento state annaspando in mezzo ad un mare di disordine, fisico e mentale, semplicemente non avete ancora trovato il metodo più adatto per voi.

Dunque, continuate a cercare. Non siete sole.

Io riparto sempre di corsa

Ogni tanto (fortunatamente non spesso) mi succede: mi sveglio e penso “ma chi me lo fa fare?”. Non ho voglia di tenere la casa a posto, non ho voglia di pulire, non ho voglia di fare attività fisica. Me ne starei soltanto sul divano a riempirmi di pane e biscotti.

È una sensazione che detesto e da cui difficilmente riesco a venirne fuori, nonostante i sensi di colpa.

Con il passare degli anni però sto imparando a conoscermi meglio (già, la vecchiaia non porta solo svantaggi) ed ora ho capito come riprendermi: semplicemente devo ripartire dalla corsa.

La voglia è sottozero e devo fare davvero un enorme sforzo per infilarmi le scarpe da ginnastica, ma ogni volta – dopo i primi faticosissimi passi – la magia si ripete. Insieme alle prime gocce di sudore se ne vanno anche il malumore e l’apatia. Butto fuori tutto. Le gambe cominciano ad andare da sole, la mente si svuota ed il respiro si fa regolare. Alla fine, una doccia calda lava via ogni residuo di inquietudine.

Tutto questo, ancora una volta, mi ricorda come il difficile sia solo fare il primo passo. Poi tutto il resto vien da sé.

E voi da dove ripartite quando siete in crisi o avete la luna storta? Qual è il vostro primo passo per riacquistare l’entusiasmo?