6 + 2 modi per avere più energia

Anche voi ogni tanto avvertite la sensazione di non avere più energia?

Ho trovato un articolo di Forbes – la versione online della celebre rivista statunitense di economia e finanza – che elenca 6 modi per ricaricarsi.

Trovate l’articolo originale in inglese qui, altrimenti ve lo traduco e riassumo:

    1. limitare il tempo trascorso davanti a un monitor: televisore, computer e smartphone non sono rilassanti quanto crediamo. Affaticano le nostre menti. Meglio fare una passeggiata o una chiacchierata con un’amica;
    2. fare più attività fisica: riduce lo stress, migliora l’ossigenazione delle cellule e ci fa dormire meglio la notte;
    3. mangiare bene: più siamo stanchi e più siamo tentati dal cibo spazzatura. Invece, dovremmo ricercare frutta, verdura, noci (e simili) e prodotti derivati da farina integrale;
    4. bere tanto: uno dei primi sintomi della disidratazione è proprio l’affaticamento!
    5. ascoltare musica: migliora il buonumore, abbassa la pressione sanguigna e riduce lo stress. Inoltre, ci dà la giusta carica e ci aiuta a focalizzarci sui nostri obiettivi;
    6. moderare la caffeina: un paio di caffè la mattina e uno nel primo pomeriggio è la dose da non superare.

     

    Personalmente, ne aggiungerei altri 2:

    1. dedicare la prima ora della giornata a se stessi, svegliandosi presto prima di andare al lavoro e dedicando questo tempo a qualcosa che ci piace davvero (per me leggere, scrivere qui sul blog o disegnare). Così – in qualunque modo vada la giornata – a sera siamo sicure di essere riuscite a ritagliarci il nostro spazio;
    2. rifare i letti ogni mattina, il motivo lo trovi qui: “Perché i militari rifanno i letti ogni mattina?”

 

energia

 

La vera corsa inizia

C’è una signora che seguo sia su Facebook che su Instagram. Si chiama Antonella e ama la corsa.

La seguo perché ammiro la sua determinazione. Non immaginatevi la classica ragazza con il fisico da atleta.

È una nonna (una giovane nonna, tanto per darvi un’idea dell’età), con una corporatura nella media. Non si allena per vincere le gare e collezionare medaglie. Si allena per il piacere di migliorarsi sempre, giorno dopo giorno.

Ricordo un post, con una foto di lei che arriva al traguardo, per ultima, orgogliosa comunque di avercela fatta.

Ricordo poi un altro post, in cui condivide questa citazione:

“La vera corsa inizia nel momento in cui vorresti fermarti”

 

Ed è proprio vero ragazze: è quando il fiato comincia a mancare, o le gambe a cedere che ci alleniamo per “qualcosa in più” rispetto alla volta precedente.

È a questo punto che miglioriamo la nostra forza e la nostra resistenza.

Questo vale in tutti gli ambiti di vita: se vogliamo essere più costanti nelle pulizie di casa, oppure nel tenerla ordinata, dobbiamo andare avanti anche quando vorremmo mollare.

Se la sera siamo stanche e non abbiamo voglia di riordinare la cucina, dobbiamo stringere i denti e farlo ugualmente. Poco alla volta saremo sempre più allenate e non ci peserà più.

Se ci ripetiamo, se continuiamo a fare le stesse cose ogni volta, nulla cambierà mai.

 

corsa

 

 

Da “impossibile” a “possibile” in 6 passi

Quante volte ci siamo dette “è impossibile” davanti a un sogno che ci piacerebbe realizzare?

Secondo Srinivasan S. Pillay, nel suo libro “La calma in tasca”, è solo questione di rieducare la propria testa.

Se continuiamo a mandare al nostro cervello il messaggio “è impossibile”, lui si convincerà che il cambiamento è irrealizzabile.

Se invece pensiamo che il cambiamento è arduo, ma possibile, allora avremo la sua piena collaborazione.

L’autore ci invita a avvicinarci allo stagno delle nostre paure a poco a poco, immergendo prima le gambe, poi nuotando dove l’acqua è più bassa e solo alla fine tuffandosi dove l’acqua e profonda.

Solo quando saremo fiduciosi e ottimisti riguardo alla nostra capacità di risolvere i problemi che troveremo lungo il nostro cammino, l'”impossibile” diventa “possibile”.

In pratica, per ottenere questo cambio di mentalità, bisogna:

  1. individuare con chiarezza il tipo di cambiamento che vorremmo nella nostra vita;
  2. scoprire quali sono le paure che ci frenano;
  3. per ogni paura, capire come e quanto ci frena;
  4. trasformare l'”impossibile” in “difficile” (ma comunque possibile), attraverso domande del tipo: come posso aggirare questo ostacolo? come posso superare questa paura? se davvero mi succedesse di fallire, come posso rialzarmi?
  5. continuare a ripeterci che è difficile, ma non impossibile, in modo da far arrivare per il bene il messaggio al cervello;
  6. rifare questo esercizio con regolarità e frequenza, ad esempio una decina di minuti tutti i giorni.

È solo questione di prendere confidenza con le nostre paure insomma, fino a addomesticarle come con un animale selvatico.

 

“Il peso che sentiamo nella vita non è legato al carico effettivo dei problemi e delle nostre paure, quanto piuttosto all’attenzione che vi prestiamo.”

Srinivasan S. Pillay

 

possibile

 

 

Obiettivi strumentali e obiettivi finali

Viviamo una vita felice quando agiamo in sintonia con i nostri obiettivi.

Il pericolo però è quello di sbagliare il tipo di obiettivi da seguire. Secondo Vishen Lakhiani, esistono infatti:

  • obiettivi strumentali: laurearsi, trovare un lavoro con un buon stipendio, sposarsi, ecc.;
  • obiettivi finali: sentirsi gratificati sul lavoro, avere una vita affettiva felice, ecc.

 

Gli obiettivi strumentali servono solo (ma in realtà non sono nemmeno essenziali) a raggiungere gli obiettivi finali.

Chi punta ai meri obiettivi strumentali sta solo cercando etichette e sicurezza, non sta vivendo davvero.

È il raggiungimento degli obiettivi finali che dà la vera gioia.

 

“Un buon obiettivo dovrebbe spaventarvi un po’ ed entusiasmarvi tanto.”

Joe Vitale

 

Riccio oppure volpe?

Lo psicologo Tetlock – riprendendo la terminologia usata da Isaiah Berlin nel suo saggio “Il riccio e la volpe” – afferma che esistono 2 tipologie di persone:

  • il tipo riccio: ha un unico modo di vedere il mondo, nessuno lo smuove dalla sua idea, non accetta chi lo contraddice e è molto restio a ammettere un errore;
  • il tipo volpe: è un pensatore complesso, versatile, conscio che il futuro è il risultato dell’interazione di più fattori imprevedibili.

 

Il tipo riccio è quello che ha più successo nei dibattiti televisivi, grazie al suo fare sicuro di sé.

Tuttavia, una grande sicurezza soggettiva non implica per forza che il riccio abbia ragione.

Anzi, sono state proprio le volpi – che pensavano di più e prendevano in considerazioni più possibilità – a fare le previsioni più corrette negli studi dello psicologo.

In realtà non esiste un “giusto” e uno “sbagliato”, ma è giusto renderci conto di chi abbiamo davanti per prendere il meglio da ognuno! 😉