Il momento giusto per ogni mestiere di casa

“Manuale di pulizie di un monaco buddhista” di Keisuke Matsumoto, è uno di quei libri che ti mette voglia di pulire casa.

Un concetto che mi è molto piaciuto è quello di associare ogni momento della giornata a un tipo diverso di mestiere di casa.

Nello specifico, Matsumoto consiglia di:

  1. cominciare la giornata arieggiando casa. Aprire le finestre e cambiare l’aria dentro casa significa predisporsi alla giornata appena iniziata entrando in contatto con la natura (anche se ciò significa afa in estate e gelo d’inverno);
  2. fare le pulizie di mattina, quando tutto è ancora avvolto dalla calma e dal silenzio. I lavori di pulizia ci doneranno un senso di freschezza e lucidità per affrontare al meglio il resto della giornata;
  3. riordinare la sera, prima di andare a dormire. In questo modo, la mattina seguente ci si sveglierà trovando tutto a posto e quindi ben disposti a iniziare il nuovo giorno.

Per me la mattina è un po’ difficile trovare il tempo per fare le pulizie e quindi le sposto al pomeriggio, però mi piace la logica e cerco di seguire i consigli di Matsumoto almeno il sabato e la domenica 😉.

Da part-time a full-time

Questa è la mia ultima settimana di part-time: dalla prossima comincerò a lavorare a tempo pieno.

Guardando le mie giornate adesso – che iniziano alle 5 e terminano alle 23 – la tentazione è quella di chiedermi come potrò fare a farci stare tutto d’ora in avanti.

Proverò soprattutto a non portare via tempo ai miei figli, né alle mie passioni.

Probabilmente chi ci rimetterà di più sarà l’ordine e la pulizia in casa durante la settimana, ma pazienza:

  • dedicherò parte del week-end alla casa
  • chiederò a marito e figli maggiore collaborazione (già lo fanno, ma ora bisogna davvero rimboccarsi le maniche tutti)
  • cucinerò dosi più abbondanti e metterò gli avanzi in freezer, in modo da avere pasti sempre pronti all’occorrenza
  • non pretenderò di avere la perfezione, consapevole che in questo periodo della mia vita sto dando la mia priorità a altro
  • sfrutterò il più possibile i servizi online, ad esempio per fare la spesa, per prenotare biglietti o escursioni, per comunicare con gli Enti pubblici (pure per le operazioni bancarie, anche se in banca ci lavoro)
  • accetterò l’aiuto di amici e parenti (cosa che mi è sempre difficile) e cercherò di contraccambiare non appena posso
  • cercherò di guardare il lato positivo, ossia la speranza che il tempo pieno mi possa dare più sbocchi in ambito lavorativo.

 

part time

Il meno è più (lo dice anche la scienza)

Sto leggendo un libro, un po’ impegnativo, ma ricco di spunti di riflessione: “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman.

Lui è uno psicologo che ha approfondito in particolare un argomento: come funziona la nostra mente quando operiamo una scelta.

Nel suo libro racconta l’esperimento fatto da un altro psicologo, che aveva messo in vendita (all’asta) 2 serie di figurine:

  1. la prima serie era composta da 10 figurine di grande valore
  2. la seconda serie era composta da 10 figurine di grande valore + 3 figurine di valore medio.

Vedendo le 2 opzioni una vicina all’altra, e potendo dunque fare una scelta razionale, a noi sembra ovvio che la seconda serie – anche se di poco – vale di più, giusto?

Invece, gli acquirenti dell’esperimento potevano vedere solo una serie o l’altra, senza poter fare un paragone.

Il risultato fu che i partecipanti alla ricerca erano disposti a pagare molto di più per la prima serie di figurine!!!

È un risultato paradossale.

Perché succede? Secondo gli psicologi è perché – davanti a un insieme che contiene più cose – la nostra mente fa la media e non la somma!! Quindi, le 3 figurine della seconda serie – avendo un valore mediocre – abbassano il valore dell’intera serie, nonostante siano in più.

Anche la psicologia conferma che il meno è più, quando quel “meno” è di qualità!

Vale anche per la nostra quotidianità: un armadio con 10 abiti che ci piacciono ci fa stare meglio di un armadio con gli stessi 10 abiti più tanti altri che per noi hanno poco valore.

E ora che abbiamo le prove scientifiche, non abbiamo più scuse 😉 .

Non vivremo per sempre (ma ce ne dimentichiamo)

Il tempo ha conseguenze incredibili sul modo in cui percepiamo e viviamo la nostra vita.

Pensiamo a un momento piacevole: magari siamo in spiaggia, un drink in mano, c’è il sole e una fresca brezza. Stiamo bene.

Ma cos’è che ci fa apprezzare davvero questo momento? Il merito è del fatto che siamo consapevoli che è una concessione limitata nel tempo. Cioè, se si dovesse rimanere lì in spiaggia per sempre fino alla fine dei tempi, non sarebbe una noia? Non renderebbe “meno speciale” il fatto di essere lì?

E allora penso: ma non è così anche la nostra vita in fondo? Anche la nostra esistenza è un dono speciale che ci possiamo godere solo per un periodo limitato di tempo.

Perché allora la viviamo trascurandola, come se ci fosse per sempre?

Certo, se mi metto a pensare che tra 3 giorni potrebbe essere la mia ora, non vivrei bene: mi verrebbe l’angoscia. Oppure – all’opposto – perderei la testa e mi darei alla pazza gioia, facendo follie di cui non mi importerebbero le conseguenze.

Ma se mi concentrassi su una via di mezzo? Io ho 38 anni, potrei immaginare un arco di 20 anni che ancora mi restano da vivere (e qui tocco ferro).

20 anni sono 7305 giorni. Domani diventeranno 7304, dopodomani 7303.

Vedere la cifra che cala mette un po’ di pepe addosso, non trovate?

Viene voglia di sfruttare al massimo ogni giornata, anzi, ogni momento.

Perché anche se non ci pensiamo mai – o facciamo finta di dimenticarlo – la realtà è questa: prima o poi il nostro conto arriverà a 0.

Io intanto mi godo l’attimo, l’apprezzo fino in fondo e faccio del mio meglio per vivere il futuro che mi resta senza rimpianti.

Vacanze no-comfort

Nella vita abbiamo tutti bisogno della “coperta di Linus”, che ci offra un’illusoria sensazione di sicurezza.

Anche quando si va in vacanza – soprattutto se come me si è abituati a viaggiare poco (purtroppo) – si cerca una soluzione che offra comfort e certezze.

Ho sempre preferito viaggiare comoda, pensando “lavoro tutto l’anno, mi merito di non avere pensieri per 2 settimane”: quindi sceglievo un camping che fosse direttamente sulla spiaggia (così non dovevo spostarmi), che avesse l’animazione (così non ci si annoia e i bambini hanno attività organizzate anche se piove), che avesse la piscina (che se il mare è brutto…), che avesse un ristorante (nel caso in cui non si abbia voglia di cucinare), che avesse un bel parco giochi (così i bambini sono contenti), ecc. ecc.

Quest’anno abbiamo fatto una scelta diversa, ossia abbiamo optato per una campeggio piccolo e ben curato, in un posto meraviglioso (in Puglia), ma che non aveva quasi nulla di tutto ciò.

Sapete come è andata? Così:

  • abbiamo cambiato spiaggia quasi ogni giorno (che tanto non avevamo quella riservata del campeggio) e abbiamo scoperto luoghi diversi e affascinanti (in foto la cala di Porto Greco, che si raggiunge a piedi seguendo un tortuoso sentiero);
  • abbiamo visitato l’entroterra nei giorni in cui c’era troppo vento per stare in spiaggia (anziché starcene a bordo piscina);
  • con i soldi risparmiati preferendo un campeggio con pochi optional, ci siamo concessi piccoli lussi, come le escursioni in barca lungo la costa;
  • abbiamo trascorso tanto tempo a disegnare, guardare libri, giocare a carte, costruire castelli di sabbia, saltare le onde, esplorare sentieri, studiare mappe e raccogliere sassi e conchiglie: noi siamo stati la nostra animazione;
  • siamo andati alla ricerca di piccoli panifici, per assaggiare il pane, i taralli, la focaccia e i biscotti del posto, incartati così e mangiati in riva al mare.

E sapete cosa penso?

Che vorrei che tutta la vita fosse così, fuori dalla zona di comfort dove tutto è comodo, pronto, sicuro e a portata di mano, ma dove nulla è nuovo, ricco, emozionante e stimolante.

Basta solo il coraggio di superare la paura iniziale.