Le case di una volta

A casa dei miei genitori c’è una vecchia “enciclopedia della donna“.

Ho sfogliato più volte questi volumi risalenti agli anni ’70 e ho trovato consigli di tutti i tipi in tema di economia domestica (pulizie di casa, galateo, cucina, rammendi, ecc.)

All’interno di una quindicina di tomi, però, non ho trovato alcun accenno al tema del disordine.

A quanto pare, 40 anni fa il problema non esisteva.

Probabilmente, nella maggior parte delle case italiane si trovava solo lo stretto indispensabile e non oggetti di ogni marca e fattura come adesso.

Stoviglie, biancheria, abiti, utensili e poco altro.

Ma come abbiamo fatto a ridurci così? In un mondo dove gli oggetti – anziché le persone e i valori – riempiono le nostre case e le nostre vite? 😓

 

 

5 cose che ho imparato vivendo in furgone

C’è chi li chiama furgoni camperizzati, chi furgonati, chi van…insomma, sto parlando di quei furgoni allestiti in maniera da poterci cucinare e dormire.

Da pochi mesi ne abbiamo uno e lo stiamo usando per staccare la spina durante i fine settimana (almeno quando possiamo).

Queste esperienze in van mi stanno dando più di quanto mi aspettassi. Non solo mi permettono di viaggiare in libertà, ma mi insegnano anche:

  1. a scegliere l’indispensabile prima di partire: lo spazio a bordo è davvero limitato e bisogna dare priorità all’indispensabile. Anche i bambini hanno “diritto” ad una sola borsina di giochi da portare con sé: la scelta per loro è difficile, perché porterebbero tutto, ma un po’ alla volta stanno imparando;
  2. ad adattarmi a ogni situazione: per essere più liberi, partiamo sempre senza prenotare, ma ciò significa poi adattarsi a quello che si trova. Ma finché non andiamo incontro a situazioni che possano mettere a rischio la nostra incolumità, si può trovare il lato divertente e avventuroso di tutto;
  3. ad apprezzare ciò che do per scontato: ma volete mettere, dopo tot giorni per strada, tornare a casa e poter usare il proprio bagno?
  4. a stare tutti insieme: durante la settimana lavorativo ognuno è preso dalle proprie cose, dalla scuola, dal lavoro, dalle attività extra. Una volta sul furgone, si sta insieme 24 ore al giorno in pochi metri quadrati, condividendo la stessa avventura;
  5. che l’importante non è la meta, bensì il viaggio. E la strada è meglio se la si percorre lentamente ❤️‍

 

So che qualcuno di voi già mi segue sul mio profilo Instagram.

All’arrivo del furgone nelle nostre vite, ne ho creato un altro, per condividere alcuni momenti dei nostri viaggi. Se volete venire a curiosare, mi trovate su NuoveAbitudini in Van.

 

nuove abitudini in van

 

 

Il meno è più (lo dice anche la scienza)

Sto leggendo un libro, un po’ impegnativo, ma ricco di spunti di riflessione: “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman.

Lui è uno psicologo che ha approfondito in particolare un argomento: come funziona la nostra mente quando operiamo una scelta.

Nel suo libro racconta l’esperimento fatto da un altro psicologo, che aveva messo in vendita (all’asta) 2 serie di figurine:

  1. la prima serie era composta da 10 figurine di grande valore
  2. la seconda serie era composta da 10 figurine di grande valore + 3 figurine di valore medio.

Vedendo le 2 opzioni una vicina all’altra, e potendo dunque fare una scelta razionale, a noi sembra ovvio che la seconda serie – anche se di poco – vale di più, giusto?

Invece, gli acquirenti dell’esperimento potevano vedere solo una serie o l’altra, senza poter fare un paragone.

Il risultato fu che i partecipanti alla ricerca erano disposti a pagare molto di più per la prima serie di figurine!!!

È un risultato paradossale.

Perché succede? Secondo gli psicologi è perché – davanti a un insieme che contiene più cose – la nostra mente fa la media e non la somma!! Quindi, le 3 figurine della seconda serie – avendo un valore mediocre – abbassano il valore dell’intera serie, nonostante siano in più.

Anche la psicologia conferma che il meno è più, quando quel “meno” è di qualità!

Vale anche per la nostra quotidianità: un armadio con 10 abiti che ci piacciono ci fa stare meglio di un armadio con gli stessi 10 abiti più tanti altri che per noi hanno poco valore.

E ora che abbiamo le prove scientifiche, non abbiamo più scuse 😉 .

Acquisti in stand-by

Come sapete, sto cercando di alleggerire la nostra casa non solo eliminando il superfluo, ma anche evitando acquisti inutili.

Negli ultimi anni ho notato che mi pentivo soprattutto di ciò che compravo sotto la spinta dell’impulso: oggetti in saldo, ninnoli dall’aspetto accattivante, gadgets che promettevano di cambiarti la vita in meglio.

Siccome vedo la completa astinenza da shopping come un po’ triste e dura da mantenere, ho deciso di autoimpormi almeno una piccola regoletta: quando in un negozio vedo qualcosa che mi piacerebbe acquistare non la prendo subito, ma mi riprometto di ritornare dopo 4-5 giorni.

La cosa buffa è che in questo lasso di tempo tutto l’interesse per l’oggetto in questione – nella maggior parte dei casi – sparisce. E così mi rendo conto di aver evitato un acquisto inutile. ^_^

Fino a qualche tempo fa non ce l’avrei fatta a applicare questa regoletta. Avrei avuto timore che tornando nel negozio dopo 5 giorni o più (dato che io non ho tempo di andare negozi ogni volta che voglio) non avrei più trovato l’oggetto del mio desiderio.

Ora invece, ho la consapevolezza che anche se decido che sì, quella cosa mi serve veramente, e anche se però nel frattempo è andata esaurita, io sopravvivo lo stesso felicemente.

Magari è destino che io trovi più avanti qualcosa di ancora più bello o ancora più utile, però intanto sto bene anche così! ^_^

 

 

Decluttering: a ciascuno il proprio ritmo

La Kondo nel suo libro “Il magico potere del riordino” suggerisce di sgomberare casa da ciò che è inutile in un’unica volta.

Secondo il metodo KonMari dobbiamo operare velocemente per subire una specie di shock tramite il raffronto prima/dopo.

Io ho apprezzato molte delle cose che la Kondo ha scritto, ma di sicuro non questa.

Non dico che questa teoria sia sbagliata in assoluto, ma non posso credere che sia adatta per chiunque.

Ad esempio non sarebbe andata bene per me.

Se io avessi dovuto pensare di sgomberare completamente la mia casa nel giro di poche settimane dedicandovi tutto il mio tempo e tutte le mie energie finché non avessi finito, probabilmente non avrei nemmeno iniziato. O forse avrei iniziato, ma mi sarei fermata esausta pochi giorni dopo.

Un compito così impegnativo spaventa, sia per la mole di tempo necessaria, sia per l’impegno mentale richiesto.

Io ho cominciato più di 2 anni fa a fare decluttering e ancora sento di non aver terminato. Ho bisogno di tempo per capire cosa mi è davvero necessario e cosa no. Inoltre, non voglio che diventi un’altra delle cose che “devo” fare: preferisco rimanga una cosa che “desidero” fare, quando ne ho tempo e voglia.

Periodicamente continuo a buttare, levando uno strato alla volta come quando si sbuccia una pannocchia.

Per me, lo scopo non è arrivare velocemente al traguardo, con il rischio di stancarsi già a metà strada. Per me, lo scopo è avere chiaro il proprio obiettivo e continuare a camminare, un piccolo passo dopo l’altro.

E voi? A che ritmo state procedendo? ^_^