La vera corsa inizia

C’è una signora che seguo sia su Facebook che su Instagram. Si chiama Antonella e ama la corsa.

La seguo perché ammiro la sua determinazione. Non immaginatevi la classica ragazza con il fisico da atleta.

È una nonna (una giovane nonna, tanto per darvi un’idea dell’età), con una corporatura nella media. Non si allena per vincere le gare e collezionare medaglie. Si allena per il piacere di migliorarsi sempre, giorno dopo giorno.

Ricordo un post, con una foto di lei che arriva al traguardo, per ultima, orgogliosa comunque di avercela fatta.

Ricordo poi un altro post, in cui condivide questa citazione:

“La vera corsa inizia nel momento in cui vorresti fermarti”

 

Ed è proprio vero ragazze: è quando il fiato comincia a mancare, o le gambe a cedere che ci alleniamo per “qualcosa in più” rispetto alla volta precedente.

È a questo punto che miglioriamo la nostra forza e la nostra resistenza.

Questo vale in tutti gli ambiti di vita: se vogliamo essere più costanti nelle pulizie di casa, oppure nel tenerla ordinata, dobbiamo andare avanti anche quando vorremmo mollare.

Se la sera siamo stanche e non abbiamo voglia di riordinare la cucina, dobbiamo stringere i denti e farlo ugualmente. Poco alla volta saremo sempre più allenate e non ci peserà più.

Se ci ripetiamo, se continuiamo a fare le stesse cose ogni volta, nulla cambierà mai.

 

corsa

 

 

Da “impossibile” a “possibile” in 6 passi

Quante volte ci siamo dette “è impossibile” davanti a un sogno che ci piacerebbe realizzare?

Secondo Srinivasan S. Pillay, nel suo libro “La calma in tasca”, è solo questione di rieducare la propria testa.

Se continuiamo a mandare al nostro cervello il messaggio “è impossibile”, lui si convincerà che il cambiamento è irrealizzabile.

Se invece pensiamo che il cambiamento è arduo, ma possibile, allora avremo la sua piena collaborazione.

L’autore ci invita a avvicinarci allo stagno delle nostre paure a poco a poco, immergendo prima le gambe, poi nuotando dove l’acqua è più bassa e solo alla fine tuffandosi dove l’acqua e profonda.

Solo quando saremo fiduciosi e ottimisti riguardo alla nostra capacità di risolvere i problemi che troveremo lungo il nostro cammino, l'”impossibile” diventa “possibile”.

In pratica, per ottenere questo cambio di mentalità, bisogna:

  1. individuare con chiarezza il tipo di cambiamento che vorremmo nella nostra vita;
  2. scoprire quali sono le paure che ci frenano;
  3. per ogni paura, capire come e quanto ci frena;
  4. trasformare l'”impossibile” in “difficile” (ma comunque possibile), attraverso domande del tipo: come posso aggirare questo ostacolo? come posso superare questa paura? se davvero mi succedesse di fallire, come posso rialzarmi?
  5. continuare a ripeterci che è difficile, ma non impossibile, in modo da far arrivare per il bene il messaggio al cervello;
  6. rifare questo esercizio con regolarità e frequenza, ad esempio una decina di minuti tutti i giorni.

È solo questione di prendere confidenza con le nostre paure insomma, fino a addomesticarle come con un animale selvatico.

 

“Il peso che sentiamo nella vita non è legato al carico effettivo dei problemi e delle nostre paure, quanto piuttosto all’attenzione che vi prestiamo.”

Srinivasan S. Pillay

 

possibile

 

 

Quanto chiediamo alle nostre case?

Oggi vi traduco (non proprio alla lettera) alcuni paragrafi del libro “The Art of Home-Making” di Alison May, di cui vi ho parlato spesso.

Chiediamo molto alle nostre case.

Chiediamo loro di essere l’abbraccio di cui abbiamo bisogno a fine giornata, il bacio affettuoso che ci sveglia al mattino, la mano che placa il nostro cuore quando siamo addolorati.

E tanto altro: chiediamo alle nostre case di essere ristoranti, fast food, cinema, chiese, centri benessere e uffici dotati della tecnologia più avanzata.

Chiediamo al cuore pulsante della nostra casa di proteggerci, guidarci, scaldarci e di insegnare ai nostri figli a essere adulti intelligenti e preparati.

Domandiamo tutto questo alle nostre case, ma non siamo in grado di dare loro in cambio ciò di cui hanno bisogno.

Bisognerebbe dare priorità alla funzionalità, all’igiene e alla pulizia, invece che alla frivolezza, facendola diventare la nostra missione personale.

Mettiamo in moto abitudini e rituali che rendano automatiche le cose essenziali, così che la nostra mente sia libera di occuparsi di questioni più elevate.

 

casa dolce casa

 

 

Il mio habit tracker: come lo uso e a cosa mi serve

Vi ho già raccontato del metodo “don’t break the chain e di come funziona.

La fila di crocette però alla fine non mi soddisfava: a fine giornata per alcune abitudini era difficile dire se le avevo portate a termine o meno.

Sono passata allora a un sistema a colori, che tengo su un taccuino:

habits tracker

Vi spiego come funziona.

Nelle righe in orizzontale ci sono i giorni, divisi in settimane.

Nelle righe in verticale ci sono le abitudini che voglio mantenere per essere coerente con il tipo di persona che voglio diventare “da grande”. Alcuni esempio: tempo di qualità in famiglia, pulizie di casa, attività fisica, mangiare bene, bere acqua, leggere, studiare, disegnare, ecc.

Ogni sera mi segno come è andata la giornata mettendo, per ciascuna attività

  • un quadratino verde se l’ho portata a termine come volevo;
  • un quadratino giallo se è andata così così;
  • un quadratino rosso se l’ho proprio trascurata.

Quello che ho imparato dopo un po’ di mesi è che:

  • tutto non riesco a fare: non ho abbastanza tempo, né energia per fare tutto quello che vorrei nell’arco della giornata;
  • posso comunque compensare: ad esempio, se un giorno trovo il tempo per leggere ma non per fare attività fisica, il giorno dopo cerco di fare il contrario.

L’ultima colonna (quella più larga) è intitolata “qualcosa di nuovo”, perché per me fare ogni giorno qualcosa di diverso – che esca dalla mia routine – è una bellissima abitudine ❤️‍

Per realizzare il mio habit tracker ho utilizzato un taccuino Moleskine A6 a puntini, come quello qui sotto. I puntini mi aiutano a tracciare le righe senza dover prendere le misure ogni volta.

Una volta coperti dalle righe nere, i puntini non si vedono nemmeno più!

 

taccuino moleskine

Cambio di ritmi e di abitudini

Settembre (come del resto giugno) comporta un cambio di ritmi e di abitudini nella nostra famiglia: ricomincia la scuola, gli impegni aumentano (ma sono più regolari) e le giornate si accorciano.

Il cambiamento potrebbe essere traumatico e a volte passano settimane prima di acquisire i nuovi ritmi.

Io allora lo affronto così:

  • mi preparo per tempo: ad esempio, inizio già ora ad anticipare poco alla volta l’ora di andare a dormire per i bambini, in vista dell’inizio della scuola;
  • faccio liste e programmo: mi segno tutto quello che devo fare in questo periodo (comprare il materiale scolastico, iscrivere i bambini al corso di nuoto, ecc…) per essere sicura di non scordarmi nulla;
  • non comincio tutto insieme: ad esempio, ho ricominciato a scrivere per Nuove Abitudini e per Organizzatips, ma aspetterò a riprendere l’attività fisica e a curare Nuove Abitudini in Van (dove mi piacerebbe condividere consigli di organizzazione per chi viaggia in camper o furgoni camperizzati come me);
  • cerco di fare delle pause e di prendere del tempo per me, per non arrivare a dicembre già completamente sfinita.