5 modi per ritrovare la motivazione

Quando si ha un obiettivo da raggiungere, non sempre è facile tenere alta la motivazione.

Ci lanciamo in un nuovo progetto con tutto l’entusiasmo possibile, ma ben presto la spinta iniziale svanisce e rimaniamo a corto di benzina.

Quando non si riesco più a fare affidamento sulla sola forza di volontà, ecco 5 modi per ritrovare la motivazione secondo Sean Kim:

  1. dai priorità alla qualità del sonno (più che alla quantità). Non è la quantità di ore dormite che ci fa stare bene, ma la qualità. Per migliorare la qualità del sonno si possono fare 2 cose: la prima è ridurre l’uso di PC e cellulare prima di andare a dormire. La seconda è quella di seguire la regola dei 90 minuti. Secondo gli studiosi infatti, il ciclo REM  dura 90 minuti e ne risentiamo quando ci svegliamo a ciclo non terminato. In base all’ora in cui ti devi svegliare, calcola quando andare a dormire per avere cicli REM completi. Per esempio, se ti svegli alle 6, vai a dormire alle 22.30 oppure a mezzanotte;
  2. premiati: per consolidare un’abitudine, non c’è niente di meglio di una ricompensa finale dopo il lavoro fatto. Se associ – anche inconsciamente – l’idea del lavoro con quella di una ricompensa finale, avrai voglia di fare quel lavoro più spesso;
  3. trova una tribù, ossia un gruppo di persone (online o reale) che abbia il tuo stesso scopo o il tuo stesso interesse;
  4. parla con i tuoi “clienti” felici. Il tuo lavoro rende senz’altro felice qualcuno; possono essere clienti nel vero senso della parola, amici o familiari. Parla con queste persone per risollevarti il morale!
  5. impara una nuova abilità legata al compito che devi portare a termine. Se per esempio devi arredare casa, frequenta un breve corso di cucito per fare da te le tende o i cuscini del divano.

La cosa più importante da capire è che la motivazione per andare avanti – qualunque sia il nostro obiettivo – va cercata dentro se stessi e non va fatta dipendere dagli altri!


Le aree di miglioramento (+ stampabile)

Mi piace sperimentare insieme a voi stratagemmi e strumenti per migliorare ogni giorno le nostre vite.

Tuttavia, sono così tanti gli ambiti di vita su cui lavorare che a volte è difficile capire da dove cominciare.

Ogni tanto, è bene fermarsi e fare il punto della situazione.

Esiste un diagramma che ci aiuta a riflettere e a farci capire dove siamo più carenti.

aree di miglioramento

Ecco come funziona.

Scaricate e stampate il diagramma delle aree di miglioramento (basta cliccare sull’immagine e salvarla):

aree di miglioramento

 

Ok, ora ad ogni raggio associate un ambito di vita: famiglia, lavoro, denaro, ecc.

e assegnate a ciascuno di essi un punteggio che va da 0 a 10.

Segnate i punteggi sul raggio corrispondente a ciascun ambito (ci sono 10 apposite tacche).

Qui sotto ad esempio ho messo 9 punti alla vita in ambito familiare, 7 al lavoro, 9 alla salute, 7 alla casa ecc…

Capiamo subito così che le aree su cui dobbiamo lavorare sono quelle tendenti al rosso.

 

aree di miglioramento

 

Lo schema però si può usare anche in altri modi, basta usare la fantasia.

Per esempio potremmo usarlo per dare un voto alle stanze della nostra casa, per capire su quali dobbiamo intervenire al più presto.

aree di miglioramento

 

Periodicamente (dopo 3, 6 o 12 mesi) ricordiamoci di ripetere la valutazione, per monitorare tutti i nostri miglioramenti! 😉

 

 

L’Habit Plan (semplificato e stampabile) di Leo Babauta

Conoscete Leo Babauta, il celeberrimo autore del blog (in inglese) Zen Habits e di tanti, tantissimi altri libri che io adoro?

 

4 anni fa ha creato un video in cui spiega come usa il suo Habit Plan, uno strumento utile ad acquisire e rafforzare nuove abitudini.

In realtà, il concetto è piuttosto simile ad altri 2 strumenti di cui vi ho già raccontato:

ma ne voglio parlare ugualmente perché offre alcuni spunti interessanti.

 

Potete guardare il video in originale (in inglese), oppure ve lo spiego io con il suo stesso esempio (almeno la prima parte, quella che lui chiama “base”).

habit plan

 

Stampate il vostro Habit Plan (basta cliccare sull’immagine oppure qui per scaricare il pdf) e compilatelo così:

  1. “data di inizio”: molto banalmente, va segnato il giorno in cui volete cominciare a mettere in atto la vostra nuova abitudine;
  2. “abitudine nuova”: si tratta dell’abitudine da voi scelta. Babauta scrive “fare un minuto di stretching ogni mattina”. Fate quello che volete, l’importante è che sia qualcosa di facile e alla vostra portata (eventualmente potete alzare il tiro con il passare del tempo);
  3. “grilletto”: il “grilletto” è quella “cosa” che fa scattare la nuova abitudine. Nel concetto di “ciclo delle abitudini”, il termine inglese trigger viene solitamente tradotto con stimolo, ma io ho preferito lasciare il termine originale. Nell’esempio di Babauta il grilletto è la preparazione della moka per fare la colazione. Deve diventare automatico questo meccanismo: preparo la moka (azione quotidiana a cui sono già abituata) e mentre aspetto che salga il caffè faccio il mio minuto di stretching. In questo modo si àncora una nuova abitudine (nuova e quindi poco stabile) a una vecchia ben salda e collaudata! Questo punto è importantissimo!!
  4. “promemoria”: soprattutto nei primi giorni, in cui potreste dimenticarvi dei vostri buoni propositi, potete mettere un bigliettino con scritto “fai stretching” accanto alla moka;
  5. “giorno di controllo”: periodicamente, ad esempio una volta a settimana, è meglio fare il punto della situazione. Come state andando? Un minuto di stretching è troppo? Oppure troppo poco?
  6. “responsabilità”: assumetevi la responsabilità dell’impegno preso. Condividete il vostro intento con gli amici o su un gruppo Facebook che tratta di argomenti pertinenti e tenete aggiornati tutti con i vostri progressi (o anche con le vostre mancanze);
  7. “obiettivo finale”: deve essere semplice, misurabile e alla vostra portata. In realtà non sarà un vero obiettivo finale, ma il primo di tanti obiettivi intermedi 😉 ;
  8. “il mio assistente”: è quell’amico, socio, parente, chi volete voi, disponibile a darvi una pacca sulle spalle e una parola di incoraggiamento nel momento in cui vi verrà voglia di abbandonare!

 

Per comodità, ho aggiunto sotto la tabellina delle 4 settimane che potrete compilare con le X come in “Non spezzare la catena” o coi colori come nell’Habit tracker.

A voi la scelta!

 

 

 

 

Sfruttare l’effetto IKEA

Conoscete l’“effetto IKEA”?

Uno studio – intitolato “Effetto IKEA: quando il lavoro genera amore” – ha dimostrato che si rimane più legati alle cose quando sono state costruite con le proprie mani. Come quando si assembla un mobile IKEA.

Sentiamo di averci messo “del nostro” e ne siamo orgogliosi ❤️‍

Avete presente quei preparati per torte che si comprano al supermercato? Sono nati negli Stati Uniti negli anni ’40. Inizialmente bastava aggiungere solo acqua, perché tutto il resto era già presente in forma disidratata. Eppure nessuno li comprava, nonostante il sapore finale fosse buono.

Sembrava che le donne americane si vergognassero quasi a offrire qualcosa che voleva sembrare fatto in casa ma non lo era.

Per risolvere il problema, la ditta produttrice tolse le uova e il latte in polvere e rimise il prodotto sul mercato. Ora, le massaie dovevano aggiungere uova fresche, olio e latte, percependo una maggiore partecipazione nella preparazione del prodotto. Fu un successone e questi preparati infatti si trovano ancora sugli scaffali dei nostri supermercati.

Perché vi parlo dell’effetto IKEA? Perché possiamo usarlo a nostro vantaggio!

Quando facciamo ordine in casa, quando la sistemiamo e la riorganizziamo, mettiamoci sempre qualcosa di nostro: un contenitore fatto a mano, una piantina scelta e curata da noi, o anche solo una semplice etichetta.

Avremo più voglia di prendercene cura e di continuare a proteggere il nostro angolino di casa appena riordinato. 😊

 

Ikea

 

Ps: qui trovate lo studio originale in lingua inglese pubblicato sull’Harvard Business Review.

 

 

 

 

Scoprire i tesori di casa

In ogni casa esistono dei tesori.

Solo che non li vediamo o non ci facciamo ormai più caso.

Ormai si perdono alla nostra vista in mezzo a tante cose inutili.

Come dice Peter Walsh in “It’s all too much”, quando decidiamo finalmente di fare un bel repulisti in casa, non dobbiamo vederlo come “buttare via cose”.

Se partiamo con questa mentalità, sarà difficile ottenere dei risultati, soprattutto nel lungo periodo.

“Se invece capisci che – dal disordine e dalla confusione – stai disseppellendo le cose più importanti della tua vita, allora quello che stai facendo è la cosa più positiva e eccitante che avrai fatto per te da molto tempo” ❤️‍❤️‍

 

It's all too much peter walsh