Prima il dovere o prima il piacere?

 

Prima il dovere, poi il piacere. Non riesco a rilassarmi completamente e a godermi un’attività di svago, se so che sto tralasciando qualcosa che devo fare.

Quando io torno a casa dal lavoro e i miei bimbi dalla scuola materna, a me verrebbe naturale sbrigare le faccende di casa (almeno le più urgenti) per poi poter giocare insieme a loro con la mente libera.

Ho capito però che per loro – ancora piccoli – è troppo difficile comprendere questo concetto. Loro sanno solo di essere rimasti tante ore lontani dalla mamma e quindi vogliono la mia attenzione.

Ho quindi deciso di forzare la mia natura e adeguarmi alle loro esigenze. Una volta dedicato loro un po’ di tempo, poi sono più tranquilli e mi lasciano sbrigare qualche mestiere di casa.

Ora però il mio grande ha quasi 6 anni e credo sia giunto il tempo di cambiare un po’ le cose.

Sicuramente, non potrà mai mancare il momento-coccola dopo la giornata fuori casa, ma voglio cominciare a fargli capire quanto sia rilassante dedicarsi alle cose piacevoli solo dopo aver portato a termine i propri doveri.

Non solo, sto puntando molto anche sul fargli notare che se ci aiutiamo a vicenda nel fare questi lavoretti, si finisce prima e così c’è più tempo libero per tutti. ^_^

Credo che raramente la saggezza popolare sbagli, quindi meglio imparare a seguirla fin da piccoli!

 

Un dono ai nuovi nati

Future mamme, non fatevi ingannare dalle pubblicità viste in TV, dalle liste di nascita ritagliate dalle riviste o dai consigli dell’amica della zia della vostra vicina di casa (che non ha figli).

Ad un bimbo che sta per arrivare servono davvero poche  cose. Tutto il resto è noia.

Ricordatevi che tutto ciò che acquisterete poi vi rimarrà il casa, vi occuperà spazio, dovrete prendervene cura, dovrete trovare il modo per disfarmene una volta che il vostro bimbo sarà più grande (e crescono davvero in fretta).

Probabilmente non serve la vaschetta per il bagnetto se avete già una bacinella grande per il bucato. Forse non occorre prendere un fasciatoio, ma basta un cuscino sopra una cassettiera. Non acquistate giocattoli a vagonate, tanto non li guarderanno: preferiranno svuotarvi il cassetto delle pentole o quello dei calzini.

Finché siete in tempo, avvisate anche nonne e parenti: mettete in chiaro che non avete bisogno di 4 carillons o di 12 bavaglini in pizzo che si rovinano solo a guardarli.

Create una lista di nascita in cui chiedete solo cose veramente indispensabili, beni consumabili (pannolini, bagnoschiuma, olio per i massaggi…) oppure tempo (un’ora di baby-sitteraggio, un pasto per la vostra famiglia già pronto,…).

So che volete offrire il meglio ai vostri cuccioli che stanno per arrivare: preparate dunque per loro tempo per scoprire, spazio da esplorare e tanto Amore con cui sentirsi protetti. Nient’altro.

Come i miei figli mi hanno insegnato a non giudicare

Come recita il titolo di un libro (e di un blog), “ero una brava mamma prima di avere figli“.

Quando ero giovane (tanti anni fa), guardavo le mamme all’opera e fra me e me avevo sempre da criticare il loro operato. Pensavo “quando avrò figli io farò così e così”.

In particolare, una cosa su cui credevo di essere irremovibile era la questione nanna: ognuno dormirà nel proprio letto.

Poi sono arrivati i miei figli. E dopo anni di notti in bianco e coi nervi a fil di pelle, ho cambiato idea: purché mi lasciassero dormire, qualsiasi cosa andava bene. Potevano stare nel letto con noi, sul tappeto per terra, nella vasca da bagno o lungo le scale. Ma io avevo bisogno di dormire.

Morale della favola: a una certa ora imprecisata della notte (io non me ne accorgo nemmeno) la mia piccola arriva nel nostro letto e ci rimane fino al mattino seguente.

Ora, non voglio entrare nel merito della questione lettone-non lettone. Non è questo il punto.

Il punto è che finché non ci si ritrova dentro le situazioni non si ha il diritto, né gli strumenti per giudicare.

Ripenso a quelle mamme viste anni or sono, magari nel momento in cui trattavano in maniera un po’ sgarbata i propri figli. Ora capisco che poteva essere un momento di stanchezza o di stress e che io non lo potevo capire perché non ci ero ancora passata.

Ora cerco sempre di astenermi dal giudicare gli altri e questa è un’altra delle cose che mi hanno insegnato i miei figli. ^_^

Osservo, rifletto e imparo

Ho capito come essere una persona migliore (o almeno provarci).

Osservo gli altri e il loro comportamento. Senza giudicare, né criticare, solo per imparare.

Vedo cose che mi piacciono – come un collega che lavora sodo senza tralasciare le incombenze più noiose – e penso che dovrei essere anch’io così.

Poi osservo anche comportamenti che non approvo, come una mamma – stanca – che al parco giochi perde la pazienza con il proprio bimbo. In questi casi, ciò che mi spaventa è che si tratta quasi sempre di atteggiamenti che riconosco anche a me stessa.

Ci sono aspetti negativi del mio carattere che non sono stata in grado di vedere fintanto che non li ho notati nelle persone accanto a me.

Sto imparando quali sono i miei punti di forza e quali quelli di debolezza, in che modo reagisco alle situazioni esterne e come le mie emozioni influenzano i miei pensieri.

Conoscermi meglio mi sta aiutando sia ad avere relazioni migliori con chi mi sta vicino, che a capire come superare quelli che sono i miei limiti. ^_^

La lentezza dei bambini

“Dai, veloci, sbrigatevi!!”: ma quante volte l’avrò detto ai miei bambini??

Siamo in ritardo per andare a scuola, di corsa per andare dal medico, di fretta perché c’è la cena da preparare.

Fortunatamente ci sono anche le giornate in cui possiamo fare le cose più tranquillamente: mi sono resa conto però che io non ne sono più capace. Corro per abitudine, perché ho sempre per la testa le mille cose che potrei fare e di conseguenza metto fretta anche ai miei bimbi.

In questo modo, non do loro la possibilità di imparare a fare le cose, perché per fare più velocemente faccio io al loro posto.

Ma non solo: li privo dell’opportunità di godere dei bei momenti, dato che li porto sempre con il pensiero a ciò che c’è da fare dopo…“Fate veloci a fare questo, perché poi dobbiamo fare quell’altro”…

Piuttosto, sono io che dovrei imparare da loro ad apprezzare il presente, dimenticare le ansie per le cose da fare dopo, allontanare i pensieri per quanto accaduto prima. E allora – almeno nei giorni in cui ci è possibile – durante il ritorno da  scuola, fermiamoci per un quarto d’ora ad osservare affascinati la vita laboriosa di una formica, facciamo a gara a chi trova il fiore dallo stelo più lungo e scegliamo la via più lunga solo per esplorare nuovi sentieri.

Sono adulta, ho le mie responsabilità e naturalmente non potrei vivere tutte le mie giornate così. Tuttavia, ho capito che le ore lente e senza pensieri trascorse con i miei bimbi possono diventare le nostre oasi di pace nella vita frenetica di tutti i giorni. ^_^