Mindfulness (da “La mente svelata”)

In questo periodo non sto leggendo molto. Un po’ perché sono presa da tante altre cose e un po’ perché gli ultimi libri che ho letto mi hanno delusa e mi hanno fatto perdere l’entusiasmo 😅

Tuttavia, sento sempre il bisogno di imparare cose nuove, o quantomeno di approfondire quelle che so già.

Ho scoperto allora un buon compromesso: Netflix!

Conosciuto da tutti per i film e le serie televisive, io lo uso per i documentari. Posso ascoltarli mentre faccio i mestieri di casa, oppure mentre cucio o disegno!

Mi ha particolarmente fatto piacere la serie “La mente svelata”, in particolare la puntata dedicata alla Mindfulness. È un concetto che sta andando di moda in questo periodo e molti ne parlano. Tuttavia, ho l’impressione che in molti la scambino con il concetto di meditazione consapevole, mentre la mindfulness è qualcosa che va ben al di là. È un vero e proprio stile di vita!

Come quando leggo prendo appunti, anche per questa serie televisiva ho pensato di trascriverne la parte centrale, quella più interessante.

mindfulness

mindfulness

La maggior parte delle religioni ha pratiche simili alla meditazione, come contemplare le scritture o delle preghiere rituali per avvicinarsi a Dio.

Tra le forme di meditazione più antiche ci sono quelle dell’Induismo.

Secondo la tradizione, verso il 500 a.C., Buddha studiò queste tecniche, ma aggiunse un suo tocco personale.

Sviluppò sistematicamente una nuova tecnica di meditazione chiamata

MEDITAZIONE SATIPATTHANA

Questa è la forma tradizionale di “meditazione consapevole”, uno dei passi dell’ottuplice sentiero verso l’illuminazione che Buddha insegnò ai suoi discepoli.

L’obiettivo non è avvicinarsi al divino, o liberare la mente, ma prestare attenzione.

SATI significa attenzione

UP significa dentro

THANA significa tenere

Satipatthana significa semplicemente “tenere l’attenzione dentro”.

Il più delle volte le persone non sanno cosa stanno facendo le loro menti. La nostra attenzione si sposta da una cosa all’altra e non siamo sempre consapevoli delle nostre azioni.

Reagiamo alle cose che capitano.

mindfulness

Una delle pratiche della consapevolezza è prestare attenzione a ciò che fa la nostra mente.

Per spiegare questa tecnica, Buddha raccontò una storia.

Un giorno la tartaruga e la volpe s’incontrarono nella foresta.

La volpe pensò “Mangerò bene oggi”.

E la tartaruga “Cielo. C’è la mia nemica. Provo a scappare? Non sono abbastanza veloce”.

E si rinchiuse nel suo guscio.

La volpe continuò a girare attorno alla tartaruga, ma finì per stancarsi di aspettare e se ne andò.

Quando percepite una volpe nella vostra vita, come stress, tensione, depressione, ansia, tristezza, preoccupazioni, dovreste fare come la tartaruga.

Ciò non significa fuggire dai problemi, ma osservare la propria reazione ai problemi invece che farsi coinvolgere, notare che quei sentimenti sono prodotti passeggeri della mente e che si può controllare la propria relazione con essi.

Potete fare amicizia con altre emozioni e con le situazioni difficili nella vostra vita.

Non dovete lottare. Non dovete arrendervi ai vostri problemi. Fateveli amici.

Potete applicare questa qualità a qualsiasi cosa.

Ogni cosa che facciamo, deve essere fatta con consapevolezza.

La meditazione consapevole è solo un modo di allenare questa abilità.

mindfulness

Durante la meditazione consapevole, nel giro di qualche secondo, la mente inizia a vagare. Quando la mente vaga, di solito viaggia nel tempo e ci fa rimuginare su rimpianti e paure. I buddisti la chiamano “mente scimmia”.

Se la vostra mente va in mille direzioni, siate consapevoli e gentilmente riportatela sempre al presente.

Potete domare la mente scimmia!

Notare le distrazioni, notare che la mente è smarrita è così importante perché è il momento del risveglio.

Gli esperti in meditazione, come tutti, non possono controllare ciò che accade nelle loro vite, ma hanno maggior controllo sulla loro reazione.

E ciò può essere uno strumento potente quando la tensione è alta.

citazione Hesse

 

Produttività, mindfulness e intenzionalità con il Bullet Journal

Vi ho raccontato i 10 motivi per tenere un Bullet Journal secondo il suo ideatore Ryder Carroll.

Tutti questi risultati si raggiungono grazie al fatto che il Bullet Journal permette di lavorare su 3 aspetti fondamentali per la qualità della nostra vita:

  1. produttività: siamo tartassati da un flusso continuo di informazioni (spesso anche distorte). Prendendoci cura del nostro BuJo mettiamo in pausa questa continua ondata e iniziamo a fare chiarezza. In questo modo individuiamo le nostre priorità e ci concentriamo su di esse per poterle raggiungere;
  2. mindfulness: ciò che conta non è l’obiettivo a cui vogliamo arrivare, ma il viaggio che facciamo per cercare di raggiungerlo. Grazie al BuJo capiamo a che punto siamo rispetto al nostro viaggio e in che direzione stiamo andando. Scrivere a mano su carta riporta la nostra mente al qui e ora: solo così ci rendiamo conto di cosa sta succedendo dentro di noi e attorno a noi;
  3. intenzionalità: vi è mai successo di avere delle convinzioni (“devo tenere la casa sempre in ordine” ad esempio), ma poi comportarvi in tutt’altro modo? Questo è perché abbiamo la tendenza a seguire la strada meno faticosa (quindi a sdraiarci sul divano anziché riordinare casa) anche se ci allontana da ciò a cui teniamo. Il BuJo invece ci aiuta a riallineare le nostre convinzioni con le nostre azioni.

 

Io non vedo l’ora di ottenere tutti questi risultati. E non avendo ancora ben capito da che parte partire, comincio segnandomi le frasi di Carroll che più mi piacciono 😊

 

metodo bullet journal(1)

 

 

 

 

 

Il piacere dei mestieri di casa 2

Vi avevo già raccontato di come mi faccio piacere i lavori di casa attraverso la pratica della mindfulness.

Purtroppo ciò che li rende noiosi è la loro ripetitività e il fatto che non ci diano uno stimolo.

Chi fa sport è motivato dai traguardi che raggiunge.

Chi pratica il fai-da-te è gratificato dal risultato finale.

Ma che stimolo ci può essere per qualcuno che deve fare ogni giorno gli stessi lavori ripetitivi?

Ho quindi capito che la motivazione bisogna inventarsela. Come?

  • facendo caso ai piccoli miglioramenti: magari ci sono mestieri che fino a qualche mese fa impiegavo ore a fare e invece adesso sono molto più veloce;
  • trovando modi alternativi: cercando nuove profumazioni per i detersivi utilizzati, sperimentando tecniche che facciano risparmiare tempo o denaro, ecc….
  • pensando a quanto ciò che stiamo facendo possa essere cosa gradita alle persone con cui viviamo e a cui vogliamo bene;
  • regalandoci delle piccole gratificazioni conseguenti al lavoro fatto: in una cucina ordinata posso preparare più volentieri una torta, in un soggiorno pulito posso invitare le mie amiche, in un bagno profumato mi posso rilassare nella vasca, ecc.

Insomma, questi sono i miei trucchetti! E i vostri quali sono?

Ne avete altri da suggerirmi? ^_^