Forse il benessere in cui viviamo ci ha un po’ infiacchite.
Sembra che non siamo più abituati a lottare per raggiungere i nostri obiettivi.
La fatica ci spaventa e l’attesa è insopportabile.
Per questo preferiamo ciò che ci dà piacere subito, a ciò che va conquistato con il tempo.
Cioè, preferiamo una piccola gratificazione immediata
ad esempio sdraiarci sul divano a guardare la TV
a una gratificazione maggiore ma faticosa da conquistare
ad esempio prenderci cura della nostra casa.
La buona notizia è che disciplina e forza di volontà si possono allenare e migliorare giorno dopo giorno.
Il segreto sta nel comportarsi in maniera coerente con quelli che sono i propri obiettivi di vita, senza lasciarsi distrarre da tutte quelle tentazioni che danno un piacere soltanto effimero.
In rete ho trovato una storia – risalente in realtà al 2007 – che mi ha fatto riflettere.
La storia è quella di un signore che si è posizionato in una stazione della metropolitana di Washington DC, suonando il suo violino per 43 minuti.
Circa 1.000 persone l’hanno sentito suonare, ma soltanto in 6 si sono fermati ad ascoltare la sua musica (di cui un bambino di 3 anni e una signora che alla fine si è fermata a parlare con lui). Altre 20 persone gli hanno lasciato un’offerta, ma senza nemmeno rallentare.
Alla fine, ha guadagnato circa 32 dollari.
Questo signore era Joshua Bell, uno dei più talentuosi violinisti esistenti al mondo. Alla metro di Washington si è esibito con i brani più complessi di Bach e Schubert, utilizzando un violino che vale 3,5 milioni di dollari.
Soltanto 2 giorni prima aveva riempito il teatro di Boston, per un incasso totale di 270.000 dollari.
Quello che ci fa capire questa storia è che se non è il posto giusto, se non è il momento giusto, troppo spesso ci lasciamo sfuggire le cose belle:
aspettiamo il fine settimana per trascorrere del tempo con i nostri bambini
ci limitiamo a notare la maestosità di un panorama soltanto se siamo in una rinomata località turistica
mangiamo di fretta, senza nemmeno sentire i sapori, se non siamo al ristorante
ecc.
Tony Crabbe – nel suo libro Organizza al meglio la tua vita – spiega che il presente dura soltanto 3 secondi (tutto ciò che è al di fuori di questi 3 secondi appartiene al passato o al futuro).
Ma noi sappiamo davvero apprezzare questi 3 secondi di presente? O viviamo perennemente con la testa in un altro luogo, in un altro momento, in un’altra situazione?
Vi lascio il video dell’esibizione di Bell: voi vi sareste fermate?
A me verrebbe da dire di sì, ma forse è troppo facile rispondere così conoscendone già la storia ❤️
Perché cambiare vita e diventare organizzati è così difficile? Perché ci sono vari passaggi da affrontare e troppo spesso ci si scoraggia prima di arrivare in fondo.
Fermiamoci un attimo a fare il punto della situazione e vediamoli insieme:
capire i propri valori: è il nostro punto di partenza. Non si può avere tutto, quindi dobbiamo capire quali sono le cose (io direi massimo 3-4) più importanti per noi: una famiglia felice e unita? Una carriera brillante? Una casa sempre pulita e in ordine? Un fisico super-atletico? La possibilità di esprimere la propria creatività? Scoprire e imparare sempre cose nuove?
eliminare il resto: una volta che abbiamo deciso quello che vogliamo, eliminiamo dalla nostra vita tutto ciò che non serve al vostro scopo. Parlo di oggetti, ma anche di impegni, abitudini e perfino di persone. Tutto ciò che non ci aiuta a raggiungere gli obiettivi che abbiamo scelto al punto 1, è di intralcio;
organizzare ciò che è rimasto: tutto ciò che abbiamo deciso di tenere deve essere valorizzato. Deve essere sempre a nostra disposizione, comodo e pronto all’occorrenza e deve avere il giusto spazio che si merita;
tenere in ordine: ora che ci sono rimasti meno oggetti sarà più facile tenere in ordine, rimettendo sempre a posto ciò che si è utilizzato. Le nostre giornate fileranno via lisce e incontreremo meno intoppi lungo il cammino. Facciamo ordine non solo tra gli oggetti, ma anche tra i nostri impegni: segnamoli sempre in agenda e dedichiamoci a un compito alla volta;
tenere pulito: nessuna casa (o scrivania, o palestra, o tavolo del cucito, ecc.) potrà mai offrirci benessere e serenità se non è seguita con cura e amore. Quello che noi diamo alla nostra casa, la casa ci restituisce ❤️
Fare delle pause è importante non solo per ricaricare le energie, ma anche per entrare in contatto con noi stessi.
Invece – in nome della produttività massima – sembra che dobbiamo occupare ogni secondo con qualche attività: controlliamo il telefono in fila alla cassa, sfogliamo una rivista in sala d’attesa, ascoltiamo musica in treno, ecc.
Siamo sempre di corsa e non ci fermiamo mai nemmeno un attimo a pensare, a ragionare, a volare con la fantasia.
Eppure, in momenti di “vuoto” e di noia il nostro cervello avrebbe modo di lavorare tantissimo, elaborando quanto ci è successo e dando un senso alle nostre esperienze (è la c.d. “rete di default”).
Solo così possiamo capire il meglio il mondo che ci circonda e soprattutto capire meglio noi stessi, costruendo le nostre opinioni e il nostro bagaglio di saggezza.
“Gli stimoli e il consumo dei media sono come una gomma da masticare: ci tengono occupati ma offrono poco. La rete di default è come il sistema digestivo: assolutamente essenziale per permettere al cibo di essere assimilato, per permettere la nostra crescita.”
Quindi non sentiamoci in colpa se non riempiamo ogni attimo della nostra giornata: servirà a farci capire meglio il percorso di vita che abbiamo fatto finora e – soprattutto – a mostrarci dove vogliamo arrivare.
Chi è stanco di una vita allo sbaraglio e vorrebbe diventare più organizzato deve superare 2 tipi di problematiche:
questioni di tipo pratico/tecnico: ossia, capire come organizzare meglio gli spazi con cassetti e divisori, munirsi di un’agenda e di un timer, ecc.
questioni di tipo adattivo: ossia, superare ostacoli che implicano un profondo cambiamento delle nostre credenze, della nostra mentalità e delle nostre abitudini.
Troppo spesso ci si focalizza solo sulle prime questioni: si pensa di diventare più organizzati semplicemente acquistando scatole, contenitori e cambiando l’ordine delle padelle in cucina.
Ma non è così. Bisogna affrontare anche gli ostacoli del secondo tipo. Questi sono solo alcuni esempi:
lasciar andare ciò che ingombra inutilmente le nostre case
non farsi cogliere dalla pigrizia quando è il momento di darsi da fare
instaurare delle sane abitudini
imparare a procedere a piccoli passi senza pretendere di ottenere tutto e subito
rispettare le volontà di chi condivide la casa con noi
ecc.
Le questioni di tipo adattivo sono le più difficili da gestire, perché non esiste una soluzione uguale e valida per tutti e perché richiedono una grande forza di volontà. Tuttavia, se si vogliono risultati duraturi, è necessario affrontarle di petto una volta per tutte.